16 May 2013
Uno dei tanti motivi per cui mi mancava vivere qui, é proprio la facilità con la quale si riesce a reperire certi ingredienti. E non parlo di ingredienti strani o strampalati, parlo di qualche noce in fondo, di qualche cucchiaio di agave (aaaache?), e un po' di datteri. Questo cake semifreddo, fresco, tiepido o come volete, si fa in fretta a prepararlo e più velocemente a divorarlo. Anche quelli che arricciano il naso facendo gli schizzinosi, basta dirgli che non si tratta di un raw cake vegano, e buttano giù tutto apprezzando con grande stupore, dopo, quando gli dici di che "pasta" é fatto.
Mille varianti si possono adottare sia per la base che per il ripieno. Varianti che sono intenzionata a sperimentare in tutte le sue forme.
Ho usato una teglia di 20cm di diametro e poi ho ricavato dei dischi per la presentazione, ma penso sia molto meglio usare una teglia più piccola per dare più spessore al cake, altrimenti anche porzioni monodose vanno benissimo.
Piccolo consiglio per chi ama questo tipo di dolci: meglio comprare le noci e la frutta secca online possibilmente da 1kg, si risparmia molto di più che comprare le porzioni piccole nei vari negozi. Si trovano online inoltre anche le noci già sminuzzate finemente e addirittura le "paste" di noci, in modo da rendere tutta l'operazione veramente un giochetto da ragazzi.
Ingredienti per la base
120gr di datteri snocciolatati
40gr di olio di cocco
60ml di nettare di agave
1 cucchiaino di vaniglia
40gr di cacao in polvere
60gr di noci brasiliane
Ingredienti per ripieno
180gr di anacardi
60ml di nettare di agave
20gr di olio di cocco
200gr di frutti di bosco misti
Per la base: mettete a mollo in acqua le noci brasiliane per un minimo di 2 ore, o tutta la notte. Scolatele dall'acqua e frullate nel mixer insieme a tutti gli altri ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo.
Per il ripieno: mettete a mollo in acqua gli anacardi, anche questi per un minimo di due ore o tutta la notte. Poi scolate e frullate nel mixer con l'olio di cocco. Infine aggiungete i frutti di bosco. Se usate quelli congelati, fateli sbrinare prima di frullarli.
Usate una teglia con il fondo estraibile, meglio se di 10/15cm in modo che il cake venga bello alto. Versate il composto per la base e livellate bene con una spatola per ottenere uno strato omogeneo. Infine versate il composto con i frutti di bosco e livellate bene. Mettete a riposare in freezer per un'ora poi conservate in frigo. Togliete dal frigo una mezz'oretta prima di servire. Decorate con frutti di bosco e servite con un coulis fatto con gli stessi.
Mixed berries raw cake
Ingredients for the base
120gr pitted dates
40gr coconut oil
60ml agave nectar
1 tsp vanilla
40gr cocoa powder
60gr Brazilian nuts
Ingredients for the filling
180gr cashew nuts
60ml agave nectar
20gr coconut oil
200gr mixed berries
For the base: soak Brazil nuts for a minimum of 2 hours, or overnight. Drain the water and blend in a food processor along with all the other ingredients until the mixture is smooth.
For the filling: soak the cashews also for a minimum of two hours or overnight. Then drain and puree in a blender with coconut oil. Finally add the berries. If you use frozen ones, let them defrost before processing.
Use a pan with a removable bottom, better if 10/15cm wide so that the cake comes out pretty high. Pour the mixture for the base and leveled well with a spatula to get an even layer. Finally, pour the berry mixture and leveled well. Put to rest in the freezer for an hour then kept in the fridge. Remove from the refrigerator half an hour before serving. Decorate with some mixed berries and, if you like it, serve with a berry coulis.
7 May 2013
ATTENZIONE: Questo post non é adatto ad un pubblico che soffre di ansia, attacchi di panico, allergia alla polvere, a mondezza sparsa ed affini. Prima di procedere alla lettura, munirsi di mascherina antigas, guanti e candeggina.
Ma cominciamo dalle cose belle: una. Sono tornata a Londra! Ale oo, ale oo. Dopo un lungo anno di semi esilio, finalmente sono riuscita a riappropriami della mia casa. Era ora. La città mi ha accolto con una temperatura udite udite di ben 20 gradi e qualcosa. Roba da non crederci insomma. Ero una delle poche che é atterrata con il maglione a dolcevita e gli stivali imbottiti da neve. Fatto sta che anche conciata così, io stavo benissimo, pareva quasi di essere atterrati da qualche parte in una località molto ma molto più a sud.
Sono stata talmente indaffarata in questi giorni che devo veramente concentrarmi per raccontare il giusto ordine degli eventi.
Martedì scorso finalmente arriva la tanto attesa email in cui mi si comunica che:
1. i due loschi hanno finalmente abbandonato il campo
2. arriverà una donna delle pulizie per la pulizia finale
3. la serratura é stata cambiata
Il punto primo era sicuramente la notizia piú importane ed attesa. Il punto 2, era segno che poi così stronz...ops, così disgraziati questi due non potevano essere, il 3 punto...WHAT?!
Come sarebbe avete cambiato la serratura? Come, quando e soprattutto PERCHÉ? Il tipo mi ha risposto che quella vecchia "non funzionava bene" e cosà una sera di due settimane fa, sono stati "costretti" a cambiarla. Certo come no. E io sono la regina Elisabetta in persona.
Ma non dovevo essere io quella che doveva cambiare la serratura? No, veramente, questa poi. Siamo al colmo dei colmi.
Questi due deficienti, hanno sicuramente cambiato la serratura, moooooolto prima di due settimane fa, probabilmente nel momento in cui gli avevo chiesto gentilmente di lasciare casa sei mesi prima.
Fatto sta che mi ritrovo senza chiavi e devo accordarmi con l'agenzia affinché possa finalmente entrare in casa.
Non vi dico i salti mortali per arrivare a casa in modo da poter incontrare l'agente, che un'ora dopo avrebbe avuto il suo bel da fare e mi avrebbe probabilmente lasciata fuori casa pure lui.
Prima di partire mi arriva un'altra email in cui mi si comunica che la signora delle pulizie "non é riuscita a venire", quindi "ci dispiace molto, ma tua vai a casa e facci il conto finale, che noi ti paghiamo tutto quello che c'é da pagare".
Ve la faccio molto breve perché dopo quasi una settimana qui, ho anche cercato di rimuovere dalla mia memoria la visione che é parsa ai miei occhi nel momento in cui ho messo piede in casa. Non sapevo se urlare o piangere. Sicuramente c'é stato veramente molto poco da ridere. Altro che disinfestazione. Io mi aspettavo qualcosa di bruttino ma non fino a quel livello. La puzza in casa era piuttosto spaventosa, le finestre tutte chiuse, mondezza lasciata nella pattumiera, pavimento sporco, piatti non lavati in acqua sporca, pirottine per muffin usate come posacenere!!!!!, gabinetto peggio di un bagno pubblico, divano sporco come se porci vi si fossero arrotolati sopra, carte di cioccolato dapertutto a terra, dietro il divano, sopra il divano, sotto il letto, sotto il materasso, ovunque. Una roba che a raccontarla non ce la si fa ad immaginarsela, ed io vi risparmio anche la visione di tutto ció, mi pare il minimo, dopotutto siamo sempre un blog di cucina!
Sinceramente non sapevo proprio dove mettere le mani. Quello dell'agenzia mi ha detto anche che secondo lui me l'hanno lasciata anche bene, che lui, ha visto di peggio, lui!
Le prime due notti ho dormito nell'unico angolo della casa che aveva una parvenza di meno sporco. Sul futon singolo del mio salotto. Con le finestre aperte di giorno e di notte, tant'è che ho beccato subito un bel raffreddore, tanto per gradire. Ma meglio raffreddata che con casa male odorante.
A niente é valso scrivergli dicendogli di mandare qualcuno a pulire. Ho dovuto chiamare un'impresa di pulizie perché io sinceramente a questo giro proprio non ce la facevo a togliere tutta quella schifezza. Ho fatto fuori pero' 6 sacchi di immondizia tra cosa da buttare e cose che avevano lasciato per casa. Altri due gli hanno buttati le 3 signore delle pulizie che dopo 5 ore di lavoro hanno riportato questa casa ad un livello decisamente molto piú umano.
Il materasso per fortuna é l'unica cosa che non dovró cambiare. Fortunatamente si sono tenuti il copri-materasso, che nel frattempo era diventato grigio topo e che é stato appositamente disposto nella pattumiera!
Un'esperienza piú unica che rara. Inutile dire che la vecchia serratura funziona benissimo e che dopo essere andati via mi hanno scritto dicendomi che non hanno piú una lira, e che hanno dovuto anche chiedere soldi in prestito per andare via. Morale: scordati di quello che ti dobbiamo ed accendi pure un cero alla Madonna visto che ti abbiamo lasciato casa.
Il sistema fa veramente acqua da tutte le parti. La legge non protegge neanche quelli che come me hanno ancora un minimo di umanità (che però da oggi é decisamente finita), e che affittano anche a quelli meno abbienti. Il council mi ha detto ti attaccarmi e tirare, che loro non possono fare assolutamente niente. Ed io sinceramente, preferisco solo dimenticarmi di questa brutta storia ed attendere, come i cinesi, che il cadavere passi sulla sponda del fiume. Il karma, poi, penserà al resto.
Grazie veramente a tutti per avermi sostenuta ed incoraggiata. Ora spero di poter sfornare delle ricette gustose dopo essermi riappropriata di tutti i miei arnesi. Fare un frullato ieri mattina é stato il massimo della felicità ! In certi momenti, la felicità é veramente questione di niente.
Ma cominciamo dalle cose belle: una. Sono tornata a Londra! Ale oo, ale oo. Dopo un lungo anno di semi esilio, finalmente sono riuscita a riappropriami della mia casa. Era ora. La città mi ha accolto con una temperatura udite udite di ben 20 gradi e qualcosa. Roba da non crederci insomma. Ero una delle poche che é atterrata con il maglione a dolcevita e gli stivali imbottiti da neve. Fatto sta che anche conciata così, io stavo benissimo, pareva quasi di essere atterrati da qualche parte in una località molto ma molto più a sud.
Sono stata talmente indaffarata in questi giorni che devo veramente concentrarmi per raccontare il giusto ordine degli eventi.
Martedì scorso finalmente arriva la tanto attesa email in cui mi si comunica che:
1. i due loschi hanno finalmente abbandonato il campo
2. arriverà una donna delle pulizie per la pulizia finale
3. la serratura é stata cambiata
Il punto primo era sicuramente la notizia piú importane ed attesa. Il punto 2, era segno che poi così stronz...ops, così disgraziati questi due non potevano essere, il 3 punto...WHAT?!
Come sarebbe avete cambiato la serratura? Come, quando e soprattutto PERCHÉ? Il tipo mi ha risposto che quella vecchia "non funzionava bene" e cosà una sera di due settimane fa, sono stati "costretti" a cambiarla. Certo come no. E io sono la regina Elisabetta in persona.
Ma non dovevo essere io quella che doveva cambiare la serratura? No, veramente, questa poi. Siamo al colmo dei colmi.
Questi due deficienti, hanno sicuramente cambiato la serratura, moooooolto prima di due settimane fa, probabilmente nel momento in cui gli avevo chiesto gentilmente di lasciare casa sei mesi prima.
Fatto sta che mi ritrovo senza chiavi e devo accordarmi con l'agenzia affinché possa finalmente entrare in casa.
Non vi dico i salti mortali per arrivare a casa in modo da poter incontrare l'agente, che un'ora dopo avrebbe avuto il suo bel da fare e mi avrebbe probabilmente lasciata fuori casa pure lui.
Prima di partire mi arriva un'altra email in cui mi si comunica che la signora delle pulizie "non é riuscita a venire", quindi "ci dispiace molto, ma tua vai a casa e facci il conto finale, che noi ti paghiamo tutto quello che c'é da pagare".
Ve la faccio molto breve perché dopo quasi una settimana qui, ho anche cercato di rimuovere dalla mia memoria la visione che é parsa ai miei occhi nel momento in cui ho messo piede in casa. Non sapevo se urlare o piangere. Sicuramente c'é stato veramente molto poco da ridere. Altro che disinfestazione. Io mi aspettavo qualcosa di bruttino ma non fino a quel livello. La puzza in casa era piuttosto spaventosa, le finestre tutte chiuse, mondezza lasciata nella pattumiera, pavimento sporco, piatti non lavati in acqua sporca, pirottine per muffin usate come posacenere!!!!!, gabinetto peggio di un bagno pubblico, divano sporco come se porci vi si fossero arrotolati sopra, carte di cioccolato dapertutto a terra, dietro il divano, sopra il divano, sotto il letto, sotto il materasso, ovunque. Una roba che a raccontarla non ce la si fa ad immaginarsela, ed io vi risparmio anche la visione di tutto ció, mi pare il minimo, dopotutto siamo sempre un blog di cucina!
Sinceramente non sapevo proprio dove mettere le mani. Quello dell'agenzia mi ha detto anche che secondo lui me l'hanno lasciata anche bene, che lui, ha visto di peggio, lui!
Le prime due notti ho dormito nell'unico angolo della casa che aveva una parvenza di meno sporco. Sul futon singolo del mio salotto. Con le finestre aperte di giorno e di notte, tant'è che ho beccato subito un bel raffreddore, tanto per gradire. Ma meglio raffreddata che con casa male odorante.
A niente é valso scrivergli dicendogli di mandare qualcuno a pulire. Ho dovuto chiamare un'impresa di pulizie perché io sinceramente a questo giro proprio non ce la facevo a togliere tutta quella schifezza. Ho fatto fuori pero' 6 sacchi di immondizia tra cosa da buttare e cose che avevano lasciato per casa. Altri due gli hanno buttati le 3 signore delle pulizie che dopo 5 ore di lavoro hanno riportato questa casa ad un livello decisamente molto piú umano.
Il materasso per fortuna é l'unica cosa che non dovró cambiare. Fortunatamente si sono tenuti il copri-materasso, che nel frattempo era diventato grigio topo e che é stato appositamente disposto nella pattumiera!
Un'esperienza piú unica che rara. Inutile dire che la vecchia serratura funziona benissimo e che dopo essere andati via mi hanno scritto dicendomi che non hanno piú una lira, e che hanno dovuto anche chiedere soldi in prestito per andare via. Morale: scordati di quello che ti dobbiamo ed accendi pure un cero alla Madonna visto che ti abbiamo lasciato casa.
Il sistema fa veramente acqua da tutte le parti. La legge non protegge neanche quelli che come me hanno ancora un minimo di umanità (che però da oggi é decisamente finita), e che affittano anche a quelli meno abbienti. Il council mi ha detto ti attaccarmi e tirare, che loro non possono fare assolutamente niente. Ed io sinceramente, preferisco solo dimenticarmi di questa brutta storia ed attendere, come i cinesi, che il cadavere passi sulla sponda del fiume. Il karma, poi, penserà al resto.
Grazie veramente a tutti per avermi sostenuta ed incoraggiata. Ora spero di poter sfornare delle ricette gustose dopo essermi riappropriata di tutti i miei arnesi. Fare un frullato ieri mattina é stato il massimo della felicità ! In certi momenti, la felicità é veramente questione di niente.
Ingredienti
2 patate medie
400ml di latte di cocco
spinaci freschi a piacere
200gr di gamberi
1 cucchiaio di olio di semi di girasole
1 cipolla
1 cucchiaio di zenzero grattugiato
2 spicchi d'aglio
1 peperoncino fresco, secco o l'equivalente in polvere
mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
1 cucchiaino di coriandolo in polvere
Scaldate l'olio in una padella e soffriggete la cipolla, l'aglio, lo zenzero e il peperoncino. Aggiungete quindi la curcuma, il coriandolo e le patate tagliate a dadini. Mescolate per qualche istante poi aggiungete il latte di cocco e cuocete per una decina di minuti o fino a quando le patate non saranno cotte. Infine aggiungete gli spinaci e i gamberi fino a quando i primi non saranno leggermente appassiti ed i gamberi arrossati. Servite con riso basmati al cumino, cucinato semplicemente facendo saltare un po' di cumino in polvere o in semi in un cucchiaio di olio di semi di girasole, aggiungendo così il riso basmati, un po' di sale e l'acqua seguendo le indicazioni che trovate sulle vostre confezioni. Io di solito faccio 1 porzione di basmati per 2 di acqua. Portate ad ebollizione poi abbassate la fiamma e fate cuocere con pentola coperta per circa 15 minuti.
Prawns and coconut curry, with cumin rice
Ingredients
2 medium potatoes
400ml coconut milk
fresh spinach to taste
200g of prawns
1 Tbsp sunflower oil
1 onion
1 Tbsp fresh grated ginger
2 cloves of garlic
1 fresh chilli, dry, or equivalent in powder
half tsp of turmeric powder
1 tsp coriander powder
Heat the oil in a pan and gently fry the onion, garlic, ginger and chilli. Then add turmeric, coriander and chopped potatoes. Stir for a few seconds then add the coconut milk and cook for about ten minutes or until the potatoes are cooked through. Finally add the spinach and prawns until the first are lightly wilted and the shrimp pink. Serve with basmati rice and cumin, cooked simply blasting a tsp of cumin powder or seeds in a tablespoon of sunflower oil, adding the basmati rice, a bit of salt and water following the directions found on your packaging. I usually do 1 serving of basmati for 2 of water. Bring to a boil, then reduce the heat and simmer with lid on for about 15 minutes.
26 April 2013
E' arrivato il momento di svuotare il frigo anche se per la verità mancano davvero pochi giorni ed io non ho ancora la certezza matematica che questi due loschi individui, abbandonino il campo e innalzino bandiera bianca.
Dopo il primo momento di grande gioia, la scorsa settimana, ne é subito seguito uno di grande tristezza, o per meglio dire, di grandissima rottura di scatole. Diciamo così per non dire altro.
Giovedì scorso ho avuto la conferma che i due loschi individui hanno finalmente trovato un'altra casa. La nuova padrona di casa mi ha persino contattata per confermare le referenze, che mio malgrado, ho dovuto dichiarare per forza positive. Come a dire che insomma sia contratto che referenze non hanno nessun tipo di valore a questo mondo. E' un po' una presa in giro, la mia parola contro quella di un altro. Ognuno può dire quello che gli pare anche perché, se pure questi fossero stati due stinchi di santo, non si sa mai come si potrebbero comportare in futuro, per cui dargliele positive o negative queste referenze, non fa alcuna differenza con il senno di poi. Anche perché mi viene il grandissimo dubbio che quando le ho richieste io, quello prima di me, probabile che fosse nella mia stessa situazione, e pur di sbarazzarsene, me le ha date positive a sua volta.
Dopo aver prenotato il mio viaggio di ritorno, mi é arrivata la notizia che l'appartamento in questione non era più adatto alle loro esigenze, neanche fossero il principe William e la reginetta Kate questi due. Per cui, punto e a capo "Non ti preoccupare tanto ho già dato il deposito per un'altra casa, faremo in modo di andarcene entro martedi'". Nontipreoccupare a casa mia ormai é morto da un bel po'. Dopo qualche ora mi arriva la telefonata di un'altra agenzia che mi ha fatto riconfermare le stesse fantastiche referenze, al fine di assicurare un altro appartamento.
La mia risposta é stata breve ma concisa: mettetevi come vi dovete mettere, mercoledà io torno a casa. O uscite voi, o entro io. La risposta é stata sempre la stessa: "Non ti preoccupare".
Dopo due giorni ho ricontattato la reginetta per avere l'ultima settimana di affitto pagata e lui con molta nonchalance mi ha risposto: "Cercherò di effettuare il pagamento appena possibile, ma prima devo garantire un nuovo deposito per il mio principe. Sii paziente."
Qui uno o si fa una risata o rischia di avere un esaurimento nervoso. Siamo passati da "nontipreoccupare" a "siipaziente".
Dove saró la prossima settimana, lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo pero' le scorte vanno finite e le dispense svuotate, per quanto é possibile.
Ho usato le prugne secche che mia mamma ha pazientemente fatto seccare al sole l'estate scorsa. Un po' come quando fa i fichi secchi insomma, ma siccome in campagna abbiamo anche le prugne adesso, ha provato anche con quelle e quindi me ne ha mandato una scorta non indifferente.
Senza zuccheri aggiunti, ottime per uno snack al volo per fare il pieno di energie.
Ingredienti
25 prugne secche
5 fichi secchi
80gr di mandorle tagliate grossolanamente
100gr di farina integrale
2 cucchiai di scorzette di arancia secche
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale
2 bicchieri di latte di soia
4 cucchiai di cacao in polvere
1 bustina di lievito vanigliato in polvere
Riscaldate il latte e mettete le prugne a mollo per una mezz'oretta insieme alle scorzette di arance. Scolatele poi, trattenendo il latte.
Tritatele grossolanamente con un coltello insieme alle mandorle e mescolate il resto degli ingredienti umidi, aggiungendo infine farina, cacao, spezie e lievito. Aggiustate con il latte fino ad ottenere un composto che non sia né liquido né troppo secco. Versate il tutto in una teglia da forno e cuocete a 180C per circa 30 minuti. Si conservano benissimo anche in frigo.
Energy bars with dried prunes and figs
Ingredients
25 dried prunes
5 dried figs
80gr chopped almonds
100gr wholemeal flour
2 Tbsp dried orange peel
1/2 tsp cinnamon powder
1 pinch of salt
2 glasses of soy milk
4 Tbsp cocoa powder
1 Tbsp baking powder with vanilla (or add some vanilla aside)
Heat the milk and to soak the prunes and the orange peel for half an hour. Drain, then, holding the milk. Coarsely chop the almonds and mix the rest of the wet ingredients, then add flour, cocoa, baking powder and spices. Adjusted with the milk to obtain a mixture which is neither too liquid nor too dry. Pour into a baking dish and bake at 180C for about 30 minutes. They keep very well in the fridge.
18 April 2013
Ovvero come fare un omelette senza usare le uova. Semplice! Le uova sono uno di quegli ingredienti che ho spesso usato solo per fare dolci, le ho eliminate dalla mia dieta nello stesso momento in cui ho iniziato a bere latte do soia, eliminando quindi tutti i prodotti caseari, latte, formaggi e derivati.
Devo dire che non ne sento affatto la mancanza, ma bisogna riconoscere che le uova fanno miracoli sia per quanto riguarda i dolci che per quanto riguarda altre pietanze che ne richiedono l'utilizzo.
Quindi un valido ingrediente per chi "non gliene può frega' di meno" di non mangiare uova. Per tutti gli altri invece, vegani, intolleranti o semplicemente per chi non le sopporta, ci sono sempre le alternative.
Usando la farina di ceci si ha il vantaggio di ottenere lo stesso colore, la stessa consistenza, di avere la farina sempre a portata di mano in dispensa, di non avere scadenze a breve termine e soprattutto di evitare che piatti e pentole puzzino di uovo, dopo aver consumato.
Dipende da quanto vi piace spessa, potete usare più o meno liquido. Di solito poi le prime vengono sempre un po' "sbiadite", le successive vengono più colorate perché la padella si é riscaldata per benino.
La pastella si può usare subito oppure si può lasciare riposare in frigo fino al momento dell'utilizzo. Farcite a piacere e gustate!
Ingredienti per 1 or 2 omelette
50gr di farina di ceci
120ml di acqua
1 cucchiaino di olio d'oliva
un pizzico di sale
Mescolate tutti gli ingredienti con una forchetta. Lasciate riposare in frigo fino al momento della preparazione, oppure utilizzate al momento. Riscaldate una padella antiaderente e versate la metà del composto. Appena inizieranno a formarsi delle bolle, girate delicatamente e cuocete dall'altra parte per un altro minuto. Farcite a piacere e servite subito!
Vegan Omelette with chickpea flour
Ingredients for 1 or 2 omelette
50gr chickpea flour
120ml water
1 tsp olive oil
1 pinch of salt
Mix all ingredients with a fork. Let it sit in the fridge until ready to use or proceed straight away. Heat a non-stick pan and pour half of the mixture. When it starts to bubble, gently turn the omelette and cook the other side for another minute. Stuff it to your taste and serve immediately!
11 April 2013
Quando si dice "che situazione del cavolo!" E' proprio il caso di dirlo. Sono giorni tesi a Bettystlandia, si attende ancora una risposta dagli psicopatici che occupano casa e si fanno riti Vodoo nell'attesa di ricevere buone nuove entro pochissimi giorni.
Nel frattempo la cucina é sempre aperta. Questa volta per preparare questo piatto molto semplice ma di gran gusto, ammesso che piacciano le spezie in esso contenuto ed ovviamente il cavolo.
Si può mangiare da solo oppure con semplice riso in bianco basmati. Un'altra alternativa é quella di aggiungerci del brodo vegetale o dell'acqua, e ridurre tutto in zuppa. Io ho provato entrambe e mi sono piaciute le due versioni anche se in maniera diversa. Una per la croccantezza del cavolo e l'altra per la morbidezza della crema accompagnata da crostini di pane. A voi la scelta!
Ingredienti
1 cavolo
1 cipolla rossa
2 carote
2 cucchiai di margarina di semi girasole
2 cucchiai di farina bianca
mezzo bicchiere di latte di soia
1 cucchiaino di curry in polvere
sale
pepe di cayenne
Tagliate il cavolo a listarelle. Grattugiate le carote e tagliate la cipolla. Riscaldate la margarina in una pentola capiente e soffriggete cipolla, carote e cavolo. Aggiustate di sale e cuocete tutto a fiamma bassa finché il cavolo non si é ammorbidito, circa 10 minuti. In una scodella a parte versate la farina, il curry e il latte, mescolando bene per evitare grumi. Quando il cavolo sarà cotto, versate questa cremina nella pentola e mescolante bene. Spegnete la fiamma e lasciate che il tutto si amalgami nel suo stesso vapore per una decina di minuti. Servite con una spruzzata di pepe di cayenne e riso basmati.
English translation: Curried Cabbage
Ingredients
1 cabbage
1 red onion
2 carrots
2 Tbs sunflower margarine
2 Tbsp white flour
half glass of soy mill
1 tsp curry powder
salt
cayenne pepper
Cut the cabbage into strips. Grate the carrots and cut the onion. Heat the sunflower margarine in a large saucepan and gently fry onion, carrots and cabbage. Season with salt and cook over low heat until all the cabbage is softened, about 10 minutes. In a separate bowl mix the flour, curry powder and milk, stirring well to avoid lumps. When the cabbage is cooked, pour this creamy sauce into the pan and mix well. Turn off the heat and let it steam with lid on for about ten minutes. Serve with a sprinkle of cayenne pepper and basmati rice.
4 April 2013
Vivendo all'estero ho "subito" contaminazioni culinarie da svariate parti del mondo: dall'India, alla Cina, passando per il Giappone, Indonesia, Thailandia, dal Marocco alla Scozia. La cucina west-africana mi mancava ed in particolare quella Nigeriana con la quale sono venuta a contatto durante il mio soggiorno londinese. Prima di tutto c'è da dire che da quelle parti si fa grande consumo di carne, mentre le aree che si affacciano sul mare, consumano anche tanto pesce, come vorrebbe anche la logica.
Le ricette sono simili tra di loro ma gli ingredienti usati, i nomi ed il procedimento, possono variare da zona a zona. Questa che vi propongo é la versione di pesce della Banga Soup, chiamata diversamente a seconda di dove ci si trova, ma tipica della regione del Delta in Nigeria. Si può realizzare con carne o pesce o con entrambe, con granchio piuttosto che gamberi, oppure con frattaglie di carne, cuore, reni e chi piú ne ha piú ne metta.
In Africa il frutto di palma si prepara fresco, mentre da questa parte del mondo si trova confezionato in scatola. Molti di questi piatti sono chiamati "qualcosa-soup", ma in realtà non sono delle zuppe come le intendiamo noi. Sono più dei sughi che vanno mangiati con riso, farina di yam, patate o garri, ovvero la farina di tapioca. Io ho usato gli spinaci ma in Nigeria si usano verdure tipiche locali che da queste parti si possono trovare in versione disidratata.
I piatti africani si mangiano rigorosamente con le mani, afferrando con le dita un pezzo di yam e contemporaneamente inzuppando e raccogliendo del sugo. Oppure viene servita con lo yam al centro del piatto e la zuppa versata intorno o sopra. Insomma, ci sono alcune varianti anche per questo.
Per vedere come si fa il "pounded yam", ovvero una specie di puré di patate, guardate il video di questa gentile signorina.
Non so quanto sia fattibile in Italia, visto che alcuni ingredienti sono reperibili solo nei negozi specializzati africani o etnici, ma se avete voglia di sperimentare, potrebbe essere un piatto diverso da provare!
Ingredienti
2 sgombri
200gr di gamberi sgusciati
250gr di spinaci
500gr palm fruit
1 cucchiaio di peperoncino in polvere
1 o 2 cucchiaini di banga spices
1 o 2 cipolle medie
2 spicchi d'aglio
2 o 3 dadi di pesce
alloro
sale
acqua
Pulite gli sgombri e lessateli in acqua con cipolla, aglio, alloro e 1 cubetto di dado di pesce per circa 5 minuti. Scolate l'acqua e mettete il pesce da parte.
In un'altra pentola, fate bollire 250 ml di acqua, aggiungete il frutto di palma e portate ad ebollizione per circa 15 minuti. Aggiungere le cipolle, aglio, le spezie banga, peperoncino, cubetti di pesce, sale quanto basta e il pesce. Coprite con un coperchio, fate bollire per altri 15 minuti, mescolando ogni 5 minuti.
Tritate grossolanamente le foglie di spinaci e aggiungetele per ultimo con i gamberi. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa 5 minuti.
Servite con pounded yam, garri (farina di tapioca), patate o riso.
English translation: Nigerian Banga Soup
Ingredients
2 mackerels
200gr king prawns
250gr spinach leaves
500gr canned palm fruit
1 Tbsp hot chilly powder
1 to 2 tsp banga spices
1 to 2 medium size onions
2 cloves garlic
2 to 3 small fish cubes
bay leaves
salt to taste
hot water
Clean the mackerels and boil them in water with onion, garlic, bay leaves and 1 fish cube for about 5 minutes. Drain the water and put the fish aside.
In another large pot, boil approx 250ml, add the canned palm fruit and bring to a boil for about 15 minutes. Add onions, garlic, banga spices, hot chilly, fish cubes, salt to taste and the fish. Cover with a lid, boil for another 15 minutes and stir every 5 minutes.
Chop the spinach leaves and add them at the very last with the prawns. Let it simmer for about 5 minutes.
Serve with pounded yam or garri, mashed potatoes or even rice.
29 March 2013
Appena sfornati i miei piccoli hot cross buns al cioccolato. Mi sono resa conto che raramente rifaccio la stessa ricetta due volte, quindi questo é quasi un evento. Quasi perché tempo fa, nel lontano 2006, ne feci un'altra versione, forse un po' meno fotogenica ma pur sempre ottima. Anche se ho utilizzato dosi simili, questi buns sono leggermente diversi, così tanto per cambiare un po'. Contengono cioccolato a pezzetti, scorzetta d'arancia e sono total vegan. Alla crocetta ho voluto dare un tocco di colore ed ho usato un pizzico di curcuma che oramai adoro, sia per il colore, sia per le sue proprietà curative. Magari un giorno di questi ve ne parlerò più a fondo. Buona Pasqua!
Ingredienti
- 350gr di farina bianca
- 50gr di zucchero
- 1 cucchiaino di cannella
- 1 pizzico di sale
- 14gr di lievito secco in polvere
- 40gr di scorzette di arancia secche o fresche
- 200ml di latte di soia
- 50gr di margarina di semi di girasole
- 90gr di cioccolato fondente (70%+)
- 20gr di cacao in polvere
Ingredienti per la decorazione a croce
- 2 cucchiai di farina
- 1 cucchiaino di zucchero a velo
- 2 cucchiai di acqua
- 1 pizzico di curcuma
Ingredienti per la glassa
- 1 cucchiaio di zucchero a velo
- 1 cucchiaio di acqua
Mettete la farina setacciata in una terrina capiente, aggiungete lo zucchero, la cannella, il cacao in polvere, il lievito, un pizzico di sale e mescolate bene. Riscaldate il latte e scioglietevi dentro la margarina. Se usate le scorzette d'arancia secche, fatele reidratare nello stesso latte mentre lo riscaldate. Poi scolate il latte e versatelo nella terrina con la farina e mescolate bene con un cucchiaio. Versate il tutto su una spianatoia infarinata e lavorate questo composto per circa 5 minuti. Aggiungete più latte se risultasse troppo secco e più farina se risultasse troppo appiccicoso. Riportate la pasta in una terrina e mettetela a lievitare in un posto caldo per 2 ore o fino a quando non avrà raddoppiato il suo volume. Riprendete la pasta e lavoratela nuovamente sulla spianatoia, questa volta aggiungendo i pezzetti di cioccolato e le scorzette di arancia precedentemente reidratate. Dividete la pasta in 8/10 palline, mettetele su una teglia imburrata ed infarinata e fate lievitare per altri 20/30 minuti. Preparate la glassa per la croce mescolando tutti gli ingredienti e decorate le palline. Riscaldate il forno a 200 C ed infornate per 15/20 minuti. Sfornate e fate raffreddare su una griglia. Per la glassa, mescolate lo zucchero a velo con l'acqua fino ad ottenere una cremina omogenea senza grumi e spennellate i buns.
English translations: Hot Cross Chocolate Vegan Buns
Ingredients
- 350gr white flour
- 50gr brown sugar
- 1 tsp cinnamon
- 1 pinch salt
- 14gr instant dried yeast
- 40gr orange peel, fresh or dry ones
- 200ml soy milk
- 50gr sunflower margarine
- 90gr chopped dark chocolate (70%+)
- 20gr cocoa powder
Ingredients for the cross
- 2 Tbsp flour
- 1 tsp icing sugar
- 2 Tbsp water
- 1 pinch of turmeric
Ingredients for the glaze
- 1 Tbsp icing sugar
- 1 Tbsp water
Put the flour in a large bowl, add sugar, cinnamon, cocoa powder, dried yeast, a pinch of salt and mix well. Heat the milk and melt in the margarine. If you use dried orange peel, let it rehydrate while the milk is heated. Drain the peels from the milk and pour it into the bowl with the flour, mix well with a spoon. Pour the mixture on a floured surface and knead for about 5 minutes. Add more milk if it is too dry and more flour if it is too sticky. Return the mixture to a bowl and leave it to rise in a warm place for about 2 hours or until it has doubled its volume. Knead it back on a work surface, this time adding the chopped chocolate and candied orange which you have previously rehydrated. Divide the dough into 8/10 balls, place them on a greased and floured baking sheet and leave to rise for another 20/30 minutes. Prepare the glaze for the cross and decorated the balls. Preheat the oven to 200C and bake for 15/20 minutes. Remove from the oven and let cool on a oven rack. For the glaze, mix the icing sugar with the water until you get a smooth paste without lumps and brush the buns.
27 March 2013
Nell'ultimo anno ho leggermente modificato la mia dieta, sperimentando con ingredienti nuovi. Ho iniziato il blog cucinando un po' di tutto, dalla carne al pesce e via dicendo. Poi sono tornata ad essere vegetariana, anche se il "vizio" di mangiare pesce e frutti di mare ogni tanto, mi é rimasto. Dallo scorso anno ho adottato una dieta priva di prodotti caseari, latte, latticini, formaggi ed i suoi derivati, ovvero tutto quello che in un modo o nell'altro faceva male al mio organismo. Una dieta quasi vegana insomma. Dico quasi, perché in generale darmi un'etichetta non mi piace e dire che sono diventata total vegan sarebbe un'eresia. E poi, metti che mi venisse voglia di mozzarella di bufala (ad avercela!), che figura ci faccio?
Da queste parti si fa fatica a trovare tutte quelle robette che rendono la vita di un vegano piú facile. A partire dal tofu, allo yogurt di soia, al formaggio vegan etc. A Dublino ci sono vari negozi ma qui mi devo arrangiare come posso, cioè eliminando invece che sostituendo.
So che quando si dice vegan, molti inorridiscono e se prima ti volevano invitare a cena, dopo, terrorizzati, cambiano idea. Più o meno é quello che pensavo anch'io qualche tempo fa, fino a quando non ho imparato che quasi ogni ricetta é convertibile in una vegana senza necessariamente toglierne sapore, gusto e appeal.
Per esempio per sostituire le uova uso: egg replacer, tofu, banane, semi di lino.
Invece del latte animale bevo: latte di mandorle, facilissimo da preparare in casa, o latte di soia.
Al posto del burro uso la margarina ai semi di girasole oppure l'olio di girasole, ma anche olio al cocco, olio di semi di sesamo ed ovviamente in primis, olio di oliva made in Puglia!
Le proteine animali le sostituisco con quelle vegetali, integrando il più possibile legumi, tofu o soia.
Do' la precedenza a farine integrali per quanto mi é possibile e uso zucchero di canna, nettare di agave o stevia per dolcificare. Gli ultimi due ovviamente quando trovo un negozio che me li vende.
Mangio tanta frutta la mattina, bevo tanta acqua e faccio tanta plin plin.
Insomma, sembra più complicato di quello che in realtà é. Le ultime ricette postate, se non ve ne foste accorti, sono tutte vegane (discutibile la torta alla Guinness che alcuni non considerano vegana perché pare che la birra venga fatta passare attraverso una vasca composta da colla di pesce che filtra il lievito in essa contenuto). Per cui se siete strictly vegan, questa torta non ve la potete preparare né mangiare. Io, non essendo un'estremista, me la sono fatta passare come buona.
Per guarnire la zuppetta ho usato le mandorle grattugiate al posto del formaggio. Non conferisce nessun sapore particolare, ma aggiunge consistenza e texture al piatto. Provare per credere.
Più o meno piccante, preparatela se come me volete riscaldarvi velocemente in questi giorni di gelo siberiano. Fa freddo un po' ovunque, altro che primavera! Quest'anno la Pasqua la trascorrerò nella sauna.
Ingredienti
1 cipolla rossa
2 spicchi d'aglio
2 peperoni rossi
1 lattina di pomodori pelati
1 carota
1 gambo di sedano
brodo vegetale o acqua (se necessario)
olio d'oliva
sale, pepe
peperoncino a piacere
basilico per decorare
mandorle macinate, o farina di mandorle
I peperoni possono essere precedentemente arrostiti nel forno, poi spellati ed usati. Altrimenti si può procedere senza questa operazione, tagliando tutti gli ingredienti e rosolando cipolla e aglio con un po' d'olio, poi aggiungete i peperoni, le carote, il sedano ed il peperoncino in polvere o intero. Soffriggete per qualche minuto poi aggiungete i pelati. Quando le verdure si saranno ammorbidite, aggiungete un po' di brodo vegetale o acqua, solo se necessario. Frullate il tutto con un frullatore ad immersione e riportate sul fuoco finché non avrete ottenuto la consistenza desiderata. Decorate con basilico fresco e con una spruzzata di farina di mandorle.
English translation: Red Pepper and Tomato soup
Ingredients
1 small red onion
2 garlic cloves
2 red peppers
1 canned chopped tomatoes
1 carrot
1 celery stalk
vegetable stock or water (if needed)
olive oil
salt, pepper
hot chilly powder to taste
ground almonds or almond flour
fresh basil to decorate
The peppers can be pre-roasted in the oven, then peeled and used. Otherwise you can proceed without doing this, cutting all the ingredients and browning onions and garlic with a little olive oil, then add the peppers, carrots, celery and chilli powder. Stir fry for a few minutes then add the canned tomatoes. When the vegetables have softened, add some vegetable broth or water, only if needed. Blend everything with a hand blender and keep cooking until you have achieved the desired consistency. Garnish with fresh basil and some ground almonds (or use grated cheese).
21 March 2013
Anche St. Patrick é passato. Ho scelto di andare a Dublino proprio la domenica 17, il giorno della parata. Chissà che m'immaginavo io di questa festa. Non é che avessi molte aspettative. Sapevo solo che la parata era prevista per le 12 e che ci sarebbe stata tanta gente vestita di verde. Lo svolgimento della parata lo ignoravo. Generalmente quando vado in un posto nuovo, preferisco non leggere nulla di quel posto, lo stesso vale per un evento. Preferisco la sorpresa, buona o meno buona, mi piace di più non sapere quello che troverò. Forse é l'unico caso in cui preferisco essere sorpresa, perché poi in generale le sorprese non le amo particolarmente.
Fatto sta che almeno l'orario in cui si teneva la parata, lo dovevo sapere. Mi ero prefissata di arrivare giusto alle 12 e di restare tutto il giorno fino alla sera, per poter vedere qualche attrazione illuminata di verde.
Mi vesto, mi preparo, guardo l'orario del bus che alla domenica passa ogni due ore, e attendo. Nel frattempo guardo Food Network per ingannare l'attesa e punto la sveglia 10 minuti prima dell'orario del bus. Tra una ricetta di Nigella e un piatto della Contessa scalza, passo il tempo, indecisa se portare la macchia fotografica oppure lasciar perdere, tanto é previsto nuvoloso e di bagnare la macchina non mi va proprio.
La sveglia suona e io mi alzo a razzo. All'ultimo momento decido di infilare la macchina fotografica in borsa e di uscire di casa. Mi avvio verso il bancomat per prelevare e dopo essermi infilata le mani in tasca per prendere i guanti, mi accorgo di non avere le chiavi di casa. Opporc....!
Torno indietro e mi rendo conto che le chiavi sono rimaste dentro. Dietro la porta! Opporc...! Panico. Ho perso l'autobus, perderò la parata, fa un freddo boia, mi toccherà dormire sulle scale!
Chiamo la mia padrona di casa e lei mi dice che fino a martedì non può venire. Mi da il numero di un suo conoscente tuttofare al quale però risponde sempre la segreteria.
E' domenica ed é quasi tutto chiuso. L'unico negozietto aperto é quello che vende caramelle ed altre cianfrusaglie. All'interno c'è un ragazzino. Io lo guardo e non so neanche come dirglielo. Alla fine mi butto, sperando che nei dintorni ci sia un adulto che possa aiutarmi. Suo padre, al piano di sopra, mi da il numero di telefono di un servizio 24 ore. Telefono. Questa volta risponde una signorina gentile che mi dice, si, certo, possono venire alle 4 di pomeriggio e che questo scherzetto mi costerà la modica cifra di 120 Euro. Ma porccc....!
Non so che fare ma non ho molte alternative. Faccio il giro della casa alla ricerca di una finestra da buttare giù, e gira che ti rigira. Bang! La finestra della cucina si apre come per magia. Ma come, ma quando, ma perché?! Non fa niente. Mi tuffo all'interno e la tapparella mi casca in testa. Non fa niente neanche quello, l'importante é che sono dentro!!!
Ma che bella giornata! E' iniziata proprio bene!
Il prossimo bus é tra un ora. Ho perso la parata, che palle! Quasi quasi ci rinuncio e resto a casa.
Mi risiedo sul divano e Nigella ricomincia ad imbambolarmi con ricette dolciastre ed appiccicose e decisamente poco salutari. Ripunto la sveglia ma questa volta 15 minuti prima e con le chiavi rigorosamente in mano!
La sveglia risuona, mi alzo a razzo come un ora prima e all'ultimo minuto decido di lasciare la macchina fotografica a casa. Decisione che più avanti scoprirò rivelarsi decisamente saggia.
Il viaggio in autobus quantomeno é confortevole. Riscaldamento a palla e Internet Wi-Fi gratis. Più ci avviciniamo a Dublino e più le nuvole ci rincorrono buie e minacciose. Quasi quasi mi viene da chiedere all'autista di non fermarsi proprio, di proseguire più a sud possibile e soprattutto di continuare a tenere una temperatura costante di 20 gradi.
Il resto come vedete, é storia. Tutto quello che ho visto della parata é documentato qui sotto. Praticamente niente. All'inizio non capivo cosa ci facesse tutta quella gente arrampicata sulle scale. E' stato impossibile vedere cosa succedesse aldilà , in una delle due navate di O'Connell Street. Si sentiva soltanto la musica che cambiava man mano che la parata scorreva.
Il tempo di fare due foto con il cellulare e ha ricominciato a piovere prepotentemente. Al che ho deciso di abbandonare il tutto ed infilarmi in un negozio afro-indiano-caraibico-un po-di tutto-insomma, ed acquistare qualche ingrediente "strano".
Dopo sole due ore, con i piedi inzuppati d'acqua, ero già a casa e neanche a farlo apposta, più mi avvicinavo a Bettystown, più splendeva il sole. Cosa ci fosse alla parata, poi, sono riuscita a vederlo solo su internet!
Il pane alla soda ce l'avevo in cantiere da non so quanti anni. Lo faccio, non lo faccio, lo faccio domani, finché poi non capita l'occasione e anche il pretesto. Non si può vivere in Irlanda e non ispirarsi alla cucina locale.
Il pane tradizionale irlandese é preparato senza troppi fronzoli. Gli ingredienti sono quelli che all'epoca potevano essere reperiti dalla comune massaia. Tutte le versioni che contengono uvette, frutta secca e affini, sono versioni rimodernate che, anche se sicuramente ottime, non hanno niente a che vedere con la tradizione. Ho preferito quindi attenermi alla ricetta originale anche se ho usato il latte di soia invece del comune latte animale.
Il prodotto finale risulta croccante fuori e morbido dentro, ma non trattandosi di una lievitazione tradizionale, non aspettatevi piani di morbidezza. Si accompagna bene con piatti saporiti in cui si possa inzuppare, ma anche per chi ama fare colazione con burro e marmellata. Basta tagliare le fette un po' più sottili. Dopo un paio di giorni diventa duro quindi diventa ottimo per altre pietanze tipo panzanelle, etc.
Ingredienti per 4 pagnottine
350gr di farina bianca 500/600ml di latte a temperatura ambiente (io ho usato quello di soia)
Impastate tutti gli ingredienti aggiungendo il latte poco alla volta ed impastate velocemente fino ad ottenere una panna liscia. Dividete il composto in quattro parti uguali, formate delle piccole pagnotte, appiattite leggermente con la mano e con un coltello formate una croce. Infornate a 200C per circa 30 minuti o finché la parte superiore non sia appena dorata.
English translation: Traditional Irish Soda Bread
Ingredients for 4 little breads
350gr wholemeal flour 350gr white flour 1 tsp salt 1 tsp soda bicarbonate 500/600ml room temperature milk (I have used soya milk)
Mix all ingredients together adding the milk a little at the time and knead quickly. Divide the mixture into four equal parts, shape them into balls and flatten slightly with your hand. With a knife cut a cross on the top. Bake at 200C for about 30 minutes or until golden on top.
15 March 2013
Ero venuta in visita in Irlanda tanti anni fa, intorno al 2000 credo. In quell'occasione avevo scattato tantissime foto in bianco e nero con la mia vecchia Nikon quando esistevano ancora i rullini. Le stesse foto le avevo poi fatte sviluppare da un fotografo e me le ero stampate in camera oscura. Ovviamente non ve le posso far vedere perché stanno da qualche parte in una cantina in Puglia, ma sono riuscita a recuperarne una dal mio fotoblog: una macchina bruciata, in un posto sperduto del Wicklow, sulla costa sud-est di Dublino.
Soprattutto mi ricordavo benissimo di una trattoria in cui avevo mangiato un fantastico risotto alle pere e gorgonzola. Un posto che mi ha attanagliato per tanti anni e che mi ero promessa di tornare a visitare, qualora fossi tornata da queste parti. E infatti qualche tempo fa ci sono ritornata, ma ho capito che era meglio vivere nel ricordo.
Chiaramente quando visiti un posto per vacanza, tutto ti sembra bellissimo, anche perché del luogo apprezzi quello che di buono ti offre in un tempo molto limitato. Quando invece decidi di viverci (per volontà tua o di qualcun altro), allora il discorso cambia un po'.
L'Irlanda me l'immaginavo un po' come l'Inghilterra, burocraticamente parlando. A parte la moneta diversa, la lingua e l'accento diversi, pensavo che più o meno qui tutto funzionasse come dall'altra parte del mare. E invece no.
Nel cercare casa in fretta e furia, mi sono imbattuta in un posto sperduto a nord di Dublino, chiamato Bettystown. L'annuncio parlava di una casa sul mare, senza troppi fronzoli contrattuali e troppe richieste di referenze. Vista l'urgenza che avevo di traslocare, l'ho subito presa, anche perché pensavo che poi nel caso non mi fossi trovata bene, potevo sempre cambiare un'altra volta... Certo dopo Bournemouth pensavo che continuare a stare sul mare, fosse diventato un po' il mio ambiente naturale anche perché pensavo che raggiungere Dublino o altri posti limitrofi, sarebbe stato un gioco da ragazzi. Non é che mi fossi informata moltissimo su questo posto, sapevo solo che era un posticino tranquillo nel mezzo di niente e con circa 10mila abitanti. Va beh che sarà mai, ho pensato...
Tanto per cominciare qui se non hai il PPS (Personal Public Service Number) non riesci a fare niente. Il PPS é una specie di NIN inglese (che non é l'acronimo di Nine Inch Nails, ma piuttosto National Insurance Number) o del nostro CF italiano. Per ottenerlo bisogna essere residenti, o lavorare in Irlanda. Il che già ti complica la vita se tu non appartieni a nessuna delle sopra citate categorie. In fondo in fondo poi, ti dicono che puoi ottenerlo anche se hai una residenza temporanea, del tipo un B&B or la casa di un parente. Fatto sta che anche per cercare casa te lo chiedono, é un documento da fare subito appena si mette piede qui. Io non ne ho avuto granché bisogno visto che lavoro ancora per il Regno Unito e alla mia padrona di casa qui, non interessava più di tanto, ma le agenzie invece, me lo hanno chiesto.
In Inghilterra il servizio sanitario é gratuito. Qui, no. Mentre una vista medica in UK non la pago, a meno che non decido di andare da uno specialista, qui in Irlanda se hai un reddito superiore a un tot, devi pagare sia la visita medica che le medicine. La visita da un medico generico costa dai 40 ai 60 Euro, una ricetta medica costa sui 25 Euro e persino per ottenere il foglio medico per giustificare un assenza da lavoro, qui lo devi pagare. Le donne incinte hanno un numero limitato di visite gratuite, fino ad un certo periodo anche dopo la nascita, dopodiché devono pagare anche per quello. Mentre in Inghilterra le donne in attesa per esempio, hanno diritto ad assistenza sanitaria gratuita, incluso il dentista. Qui, se non hai la "medical card" vuol dire che non puoi usufruire di questi servizi gratuiti. Non so come funziona in Italia adesso ma io ero rimasta che le visite dal medico non si pagavano a prescindere dal reddito.
Mentre in Inghilterra puoi comprare qualsiasi cosa online, qui no. Anzi, qui si fa fatica ad ordinare anche dall'Inghilterra, molti specificano proprio che non spediscono da queste parti. Anche questa cosa mi fa parecchio girare le scatole perché io sono abituata a comprare quasi tutto online.
Qui a Bettystown, ho a disposizione 3 negozi alimentari. 1 Tesco, 1 Donovan e un Centra. Il primo market noto a molti, gli altri due non li avevo mai sentiti nominare. E io che detesto fare la spesa nei supermercati, non ho molta scelta, se non tra questa minestra o andare a Dublino con il carrello della spesa e scioppare al mercato frutta e verdura all'aperto, oppure andare a Drogheda, che sta a 20 minuti di autobus da qui. I cassieri dei supermercati qui mi odieranno, perché vado sempre a chiedere se hanno cose "strane", del tipo: "ce l'avete il silken tofu? e la crema spalmabile di carrube? e lo yogurt di soya?" Vabbé va, come non detto.
In compenso ho a disposizione due farmacie, un dentista, due ristoranti cinesi, una palestra, una sala giochi e più giù verso Laytown, una chiesa con vista. Pescherie: ZERO. Nonostante il pesce non rientri quasi più nella mia dieta, questa é ancora una di quelle cose che non riuscirò mai a comprendere. Anche a Bournemouth o persino nel Devon, per avere un po' di pesce fresco, l'unica soluzione era andarselo a pescare! Qualche giorno fa, dopo aver visto un video sulla raccolta delle vongole, ho deciso di andare a chiedere in un negozietto qui vicino che vende un po' di tutto, se avessero un affare simile. Lui mi ha guardato e ha risposto: "EH?!"
I mezzi di trasporto da qui sono sporadici. Per esempio, per andare a Dublino, ho a disposizione solo un autobus che parte ogni ora dal lunedì al venerdì, più sporadico durante i weekend e nei bank holidays.
Non essendo riuscita a tornare a casa per recuperare qualche oggetto personale, non posso neanche affittare una macchina. Per farlo serve l'altra metà della patente, che io ho ovviamente, ho lasciato rinchiusa in un cassetto a Londra! Anche perché per affittare una macchina da qui bisogna andare o a Drogheda oppure all'aeroporto di Dublino. Poi però per tornare a casa, se poco poco sgarri l'orario del bus, ti tocca tornare in taxi alla modica cifra di 65 Euro. Per andare in aeroporto tra l'altro, da qui non esiste un autobus diretto. Si deve prima viaggiare a sud verso Dublino e da lì tornare indietro a nord verso l'aereoporto. Oppure andare a nord verso Drogheda, quindi ridiscendere verso sud. Un manicomio insomma.Come se non bastasse se si vuole fare un viaggio a caso, le compagnie aree volano tipo alle 6 del mattino oppure bisogna prenotare di settimana in settimana, precludendosi così la possibilità di quei tanto amati, weekend brevi.
Insomma, mancando molti servizi che rendono la vita più facile, ho avuto veramente un po' di problemi ad ambientarmi. Le temperature polari e l'inverno in generale poi, non mi hanno per niente facilitata. Per cui ho trascorso questi ultimi mesi, vivendo come una sorta di eremita. Certo, ci sono posti peggiori al mondo in cui vivere, ma dopo un po' anche il più sano di mente uscirebbe un po' pazzo qui!
L'idea di spostarmi a Dublino mi é balenata un paio di volte, ma poi ho desistito per varie ragioni logistiche e pratiche, ma soprattutto perché avevo avuto la vaga illusione che sarei potuta tornare a Londra prima del previsto. Intanto il tempo é passato ed ora che manca poco, mi conviene godermi questa gelida natura a disposizione, finché dura.
Vi faccio vedere alcune misere foto, di cui un paio scattate la settimana scorsa dall'interno della palestra e con il cellulare, quindi non di grande qualità . Vi garantisco che ho fotografato praticamente tutti i punti cruciali del villaggio, non c'è molto altro da vedere insomma. Tutte le "attrazioni" si trovano nel giro di 1km. Cliccate sulle immagini se volete ingrandirle.
Quel giorno il vento era fortissimo ed
il mare agitato. Cosa ci facessero i cavalli nell'acqua gelida, non ne
ho idea.
A destra: il mare in burrasca.
A destra: lo sport preferito da queste parti si chiama "stai al caldo in macchina e guardati il mare, mentre sfrecci con la tua torpedo rossa sulla sabbia".

Non a caso appena entri ci sono anche i limiti di velocità . Io una spiaggia così non l'avevo mai vista.
Qui secondo me il cartellaio non sapeva bene che altro aggiungerci. Gli ha messi un po' tutti.


E i cartelli continuano qua e là per la spiaggia anche andando più giù. Anche se io ho visto ragazzini fare il motocross e addirittura un avventuroso che usava la spiaggia come pista d'atterraggio per un enorme areo telecomandato....boys and toys!
A destra: famoso monumento a non so cosa, poco prima di entrare nella spiaggia.
La famosissima sala giochi "Funtasia", che di fun non ha veramente niente. Una piccola triste sala bowling e poi per il resto sono tutte macchinette dove si possono trovare giovini anziani, a far fuori la pensione.A destra: la farmacia, una delle due, con tanto di nome dedicato al villaggio, hai visto mai che uno avesse un'amnesia e non si ricordasse più dov'è.


Il ristorante cinese, nonché il palazzo dove vivo, per fortuna non direttamente sopra né direttamente accanto altrimenti a quest'ora avrei imparato il cinese anch'io. Il menù non é malvagio, per Betty, direi che é più che dignitoso, con veri cinesi all'interno che non parlano una parola di inglese, men che meno di Irish.
A destra: la palestra, con vista mare. Fiore all'occhiello di questo posto. Vedi il mare da quando corri sul tapirulan a quando sei comodamente spaparanzato nella vasca Jacuzzi. Sono soddisfazioni.
Infine, la chiesa di zona, che io trovo piuttosto inquietante con quel robo in mezzo che sembra più il monumento ai seguaci di satana che altro, situata nel villaggio a fianco che si chiama Laytown. (Bettystown, Laytown, Julianstown...grande fantasia). Anche questa, neanche a dirlo, con vista mare.
Cosa c'entrano le falafel al forno? Niente, ma proprio niente. Forse solo l'inconscio, ma anche conscio, desiderio di un posto al caldo! Nel frattempo mi preparo per il Bank Holiday weekend e per la festa di San Patrizio, sempre che non piova...
Ingredienti
- 2 confezioni di ceci in scatola, o precotti a casa
- 2 fette di pane integrale raffermo o tostato, oppure pan grattato
- 1 piccola cipolla rossa
- 1 spicchio d'aglio
- 1 cucchiaino di coriandolo in polvere
- 1 cucchiaino di cumino in polvere
- 1 cucchiaino di pepe di cayenne
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- il succo di 1 limone
- 1 cucchiaio di olio
- sale
Mettete tutti gli ingredienti nel mixer finché non avrete ottenuto un composto facilmente malleabile. Formate delle palline piccole che andrete ad appiattire un po', se invece decidete di friggere, allora potete dargli una forma tondeggiante. Infornate a 180C per 15 minuti, poi girate e lasciate dorare per altri 10 o 15 minuti. Servite con una salsa composta da yogurt di soia o al naturale, un cucchiaio di succo di limone, pepe di cayenne, olio di oliva e sale.
English translation - Baked Falafel with yogurt sauce
Ingredients
- 2 cans of chickpeas, or cooked by yourself
- 2 slices of whole bread or bread crumbs
- 1 small red onion
- 1 clove of garlic
- 1 tsp of coriander powder
- 1 tsp ground cumin
- 1 tsp cayenne pepper
- 1 tsp baking soda
- the juice of 1 lemon
- 1 Tbsp of olive oil
- salt
Put all the ingredients in a blender until all combined and smooth enough to shape. Shape into small balls and flatten them a bit on parchment paper, if you decide to fry them, then is fine to shape them into small balls. Bake at 180C for 15 minutes, then turn and let brown for another 10 or 15 minutes. Serve with a sauce made of soya yogurt or natural yogurt, a Tbsp of lemon juice, cayenne pepper, olive oil and salt to taste.
8 March 2013
Sono passati due anni, sette mesi e qualche giorno dall'ultima volta. Il tempo é letteralmente vo-la-to. E' proprio vero che dopo i 30 e' meglio smettere di contare, il tempo passa anche quando non ci si diverte un granché.
Molti mi hanno data per dispersa, chi sparita nel vuoto, chi rapita dagli alieni. Alcuni mi hanno cercata, emailata, contattata, chiedendomi dove fossi finita e che fine avessi fatto. Ma non é che se uno sparisce significa che abbia fatto per forza una brutta fine. Non ho mai sentito l'esigenza di mettere un cartello fuori la porta per avvisare che "Sono fuori, torno presto". Ho lasciato la porta di casa aperta, direi spalancata, nell'attesa che l'ispirazione mi ricogliesse, che avessi qualcosa da dire e che sentissi il bisogno di farlo.
Certo di cose ne sono successe. Tanto per cominciare sono diventata zia di un bellissimo bambino che pero' fino ad ora ho avuto solo la possibilità di vedere una volta. Ho viaggiato poco, lavorato tanto e ri-traslocato altre due volte. Si, beh, se non mi spostassi ogni due per tre non mi chiamerei come mi chiamo.
Dopo la mia vacanza a Capri dell'ultimo post, ho iniziato ad avere una certa noia della città , del mondo frenetico fatto di palazzi alti e di persone che vanno avanti e indietro senza sapere dove, sviluppando un senso di disagio, finché non ho deciso di voler cambiare aria. Un'altra volta.
Prima che mi decidessi é comunque passato un altro bel po' di tempo. A metá Febbraio del 2012, ho trascorso un weekend a Bournemouth, nella regione del Dorset. Faceva ancora parecchio freddo, ma il mare immenso e la lunga spiaggia di 22Km, mi hanno convinta che quello era il posto giusto. Sicché dopo un paio di settimane ho cercato e trovato casa e mi sono spostata agli inizi di Aprile. L'idea era quella di trascorrere solo 6 mesi, asciugarmi un po' le ossa e poi ritornare a casa. Ma le cose non sono andate esattamente così...
Bournemouth é una bella cittadina, popolata di turisti e studenti nei mesi estivi, piuttosto morta nei mesi invernali, come tutti i posti di mare. E' una cittadina a vera misura d'uomo, dove i contatti umani sono possibilissimi viste le distanze ravvicinate alle quali non ero più abituata. A Londra, per esempio, se devi incontrare qualcuno, prima devi prendere un appuntamento, neanche dovessi andare dal medico, di solito fissato dopo una o due settimane, ovvero quando a me é già passata di gran lunga la voglia o mi sono completamente scordata chi dovevo incontrare. Io sono più un tipo da "Che fai - niente - ci vediamo - a che ora - ok a dopo".
Ho affittato una casa piuttosto centrale e non lontana dal mare, la casa più antica nella quale ho vissuto credo, un enorme casone del 1883 diviso in tanti appartamenti. Certo una casa ristrutturata, ma pur sempre un gran pezzo di antiquariato. Tant'è che solo dopo un paio di settimane di permanenza, ha iniziato letteralmente a piovermi dentro.
All'inizio due gocce, poi quattro, poi secchio e pezza e telefonate d'emergenza alla mia landlady che se ne stava beatamente all'asciutto in Grecia.
Tutti mi dicevano che di solito a Bournemouth fa caldo d'estate. Vedrai, l'estate arriverà . Ma più passava il tempo e più mi rendevo conto di aver beccato l'anno più sfigato della storia di Bournemouth: non ha fatto altro che piovere, piovere, piovere e piovere. Ho goduto veramente poco delle giornate di sole, ma per quel poco, sono comunque riuscita a fare dei bei giri in bicicletta sul lungomare, passeggiate nella natura, tanta aria buona e qualche nuovo contatto umano.
Il mio soggiorno dunque, doveva durare solo 6 mesi. Per spostarmi a Bournemouth ho dovuto affitare la mia casa di Londra, per permettermi di affitarne un'altra.
Mi sono messa quindi alla ricerca del perfetto inquilino. Qualcuno che avesse fin chiaro dal principio che io andavo via per soli 6 mesi, qualcuno che fosse affidabile con i pagamenti, che avesse delle referenze decenti e che non mi demolisse quel poco di arredamento che ho.
La prima intervistata voleva portarsi in casa un pianoforte. L'ho guardata e ho subito pensato "No, questa no. Ma non lo vedi che non ci entra un piano in questa casa? Che solo per farci entrare un divano ad angolo ho quasi dovuto sfondare la porta. Che qui le porte le fanno larghe 50cm se ti va bene e le finestre non ne parliamo." Bocciata.
Poi é arrivata una signora che doveva essere una single, invece veniva con figlia a carico, ma che voleva stare solo per 3 mesi. Bocciata.
Altri interessati non hanno neanche superato il colloquio, finché mentre guardavo gli annunci di chi cerca casa, non me n'è balzato all'occhio uno. Era quello di un certo P., sui quarant'anni, palestrato anche troppo e con una malattia poco bella. Il suo annuncio in breve diceva che nonostante la sua condizione, anche lui si meritava un posto decente dove vivere. E io spinta da un insano istinto di croce-rossa, gli ho scritto. Gli ho detto che mi dispiaceva per quello che stava passando e che magari se non trovava niente potevamo parlarne (maledetto quel giorno).
Dopo quel messaggio ne sono seguiti altri fino a quando non siamo arrivati ad incontrarci.
P. si é presentato con accompagnatore al seguito. Entrambi sono rimasti subito colpiti dalla casa. Ci siamo seduti sul divano ad angolo ed abbiamo fatto quattro chiacchiere. "It feels great! I will treat this place like my home!", ha detto subito lui. Ed io ho pensato bene, ma che bello, sembra uno affidabile, nonostante pesi 200kg ed abbia muscoli ovunque, e poi, dice che tratterà casa come se fosse sua! (proprio).
Gli ho spiegato per benino che io andavo ma poi tornavo, sei mesi insomma, sei sicuro, va che io devo tornare, non ti mettere in testa strane idee, a meno che non cambio idea io, sono solo sei mesi. Lui diceva si a qualsiasi cosa, gli bastava avere la casa.
Mi ha raccontato un po' della sua malattia e del fatto che percepisse un sussidio mensile. Al che ho pensato che l'accompagnatore fosse proprio un assistente sociale, venutosi ad accertare delle condizioni decenti della futura dimora. Un ragazzo alto 2 metri, magro magro, timido e polacco.
Approfondendo la conversazione lui mi ha spiegato che cercava un posto solo per se stesso, che il suo fidanzato aveva giá dove vivere. Gulp!
E insomma vivi a Londra e' normale che ti si presenti un culturista altro 1 metro e una gazzosa con un fidanzato polacco di due metri. Non c'é da stupirsi. E infatti io non ho fatto una piega. Nonostante i benefits, i bicipiti, i tricipiti, i quadricipiti e il fidanzato al seguito, ho finito per fargli un contratto di sei mesi e sono partita tranquilla (aimé), lasciando l'80% delle mie cose, a casa.
I mesi sono trascorsi lenti a Bournemouth, ottobre sembrava non arrivasse mai. Dopo 3 mesi mi sono totalmente rotta di stare lÃ. Il tempo faceva pena, mi pioveva in casa, faceva freddo, sia fuori che dentro.
Verso i primi giorni di ottobre ho iniziato ad impacchettare quelle poche cose che mi ero portata al seguito. Mi ricordo di quanto fossi eccitata di ritornare in cittá. Strana la vita. Dopo qualche mese di detox ero pronta a rituffarmi nel caos ordinato di Londra.
Una settimana prima della mia partenza mi arriva un email dal fidanzato polacco che nonostante non vivesse con P., gli faceva da segretario. K., il polacco, mi scrisse "Mi dispiace, ma P. non ha ancora trovato casa e per questo non se ne può andare. Ti faremo sapere non appena possibile."
Come non ha trovato casa? Come non se ne può andare? Ma e' uno scherzo?
No, non era uno scherzo per niente. Ho preso il telefono e ho chiamato P. Dopo vari tentativi, lui finalmente ha risposto e la prima cosa che mi ha detto é stata "Conosco i miei diritti, non diventerò homeless per colpa tua, da qui non me ne vado, tu non mi puoi cacciare".
Colpa mia? Ma colpa di che? Di averti affittato casa e di essermi fidata di te?
Cercai di farlo ragionare, invano. Lui non ne voleva sapere. Gli offrii persino di condividere casa finché non ne avesse trovata un'altra. Ma niente, imperterrito mi disse che dal Council gli avevano consigliato di non schiodarsi finché non trovava una casa che piacesse a lui. E io? Ma io che faccio? Lui rispose dicendomi di fare la stessa cosa. "Stai dove stai e non ti muovere che tanto nessuno ti può cacciare, é un tuo diritto."
Un mio diritto? Ma diritto di cosa? Di comportarmi come un delinquente come te?
Mi sbatté il telefono in faccia e subito dopo mi inviò un messaggio per chiedermi di richiamarlo. Pensai subito che avesse cambiato idea, che magari avesse voluto scusarsi e che avrebbe accettato la mia proposta di condividere. No. Sbagliato.
Gli chiesi almeno di poter andare a casa a prendere della roba, visto che non ci potevo ritornare ed avevo con me un guardaroba leggermente estivo per la stagione autunnale "Almeno fammi entrare a casa mia per prendere qualche maglione." Lui mi chiese con chi sarei andata, quando e come e poi aggiunse: "Stai attenta, sono stato anche in carcere, non sai di cosa sono capace".
Sapessi io quando m'incazzo di cosa sono capace!!!! Chissà come mai durante il colloquio non me lo avevi detto che sei stato dentro. Come se tutti gli altri dettagli del curriculum non fossero abbastanza. Mi disse di non andare proprio a casa, ed io sinceramente a quel punto non avevo nessuna voglia di confrontarmi con un tipo del genere, che si era trasformato in Mr. Hyde dal giorno alla notte.
La conversazione finì con uno spiacevole fuck off da parte sua e con una minaccia di denuncia per harrasment se avessi continuato a chiamarlo. Harrasment a me. Che ho semplicemente cercato di comunicare e di capire a che gioco stesse giocando.
Quella, é stata l'ultima volta che io e P. ci siamo sentiti al telefono.
Ero nei pasticci anche con la mia landlady, nonostante lei si fosse dimostrata molto comprensiva. Le spiegai la situazione, dicendole che nonostante conoscessi i miei diritti, io di rimanere in quella casa, non avevo comunque intenzione, soprattutto visto che anche lei a sua volta aveva organizzato il suo trasloco di ritorno. Le dissi che avrei cercato casa e me ne sarei andata il più presto possibile, al massimo un paio di settimane.
In realtà a quel punto avevo tre opzioni. Restare dov'ero e comportarmi da delinquente, affittare un altra casa a Bournemouth, o cercarmene una a Londra.
L'ultima opzione la scartati subito. L'idea di tornare a Londra andando in affitto in un'altra casa, sapendo che dietro l'angolo c'era casa mia, mi avrebbe fatto incazzare molto di più. Restare a Bournemouth non se ne parlava visto che già ero psicologicamente pronta per andarmene. Che fare?
Mi misi alla ricerca di una casa e la trovai. In Irlanda. Ma questo argomento richiede proprio un capitolo a parte.
Nel frattempo, siccome le cose andavano per le lunghe, fui costretta a rinnovare il contratto a P., che tanto da casa mia non aveva intenzione di andarsene, tanto valeva, rinnovargli il contratto per altri sei mesi.
Sbagliare humanum est, but perseverare is diabolicum indeed.
Intorno alla metà di dicembre, con una scusa, gli chiesi cortesemente di cercarsi un'altra casa perché a me sarebbe servito urgentemente di ritornare alla base. Il fidanzato polacco mi scrisse dicendomi che intanto P. non voleva più parlarmi, (come sei io invece avessi tanta voglia di farlo) ma che avrebbe fatto di tutto per cercare una nuova casa verso metà gennaio.
Siamo a marzo e questo energumeno sta ancora a casa mia. Legalmente ne ha tutto il diritto perché il contratto scade ufficialmente a fine aprile. L'unica cosa che posso fare é sperare, per il momento, che vada via senza doverlo denunciare e dover intraprendere una lunga e costosa battaglia legale.
In questi mesi ho avuto la certezza che la giustizia non é proprio di questo mondo e che la disperazione fa diventare la gente arrogante. "La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società , é il dubbio che vivere onestamente sia inutile." - Corrado Alvaro
Ho simpatizzato molto con la famigliola del film "Tutti contro Tutti", uscito da poco nelle sale italiane. Un film in cui si narra la storia di una famiglia, che esce per andare alla comunione del figlio e rientrando trova la loro casa (in affitto), occupata.
Diciamo che il mio é un caso un po' diverso, ma le sensazioni sono identiche. E' un po' come ritrovarsi la casa invasa dai ladri.
In particolare in una scena del film, la protagonista Kasia Smutniak, polacca nella vita e anche nel film tra l'altro, legge il tema che suo figlio ha fatto a scuola, che riarrangiato, fa più o meno così..
Tema: I miei sogni per il futuro
I miei sogni per il futuro sono pochi, anzi, se proprio ci penso bene, sono uno solo: ritornare a casa mia.
Io finora avevo sempre pensato che casa mia era a Londra, al secondo piano di un ex council building, poi invece negli ultimi mesi ho capito che casa non é soltanto una cucina, un bagno, o un tavolo, la casa é quando sento il mio vicino di sopra che fa rumori tutta la notte, la mia vicina a destra che fa il lavoro piu antico del mondo e quello a sinistra che si fa le canne tutto il giorno. Lo so che é strano, ma il mio sogno per il futuro é di tornare al passato, quando stavo dentro casa mia, e nonostante tutto, mi sentivo bene.
Almeno questa casa (n.d.r. fiordizucca), non me l'ha ancora tolta nessuno.
Ingredienti per la base
- 250gr di farina
- 100gr di cacao in polvere
- 120gr di zucchero di canna
- 2 cucchiaini di bicarbonato
- 1 pizzico di sale
- 100gr di margarina di semi di girasole
- 450ml di Guinness
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- 1 cucchiaio di aceto di mele
Ingredienti per il frosting
- margarina di semi di girasole
- burro di arachidi senza zucchero e possibilmente senza sale
- 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
- zucchero a velo
Sbattete la margarina con lo zucchero, aggiungete il cacao in polvere e la vaniglia. Versate la farina setacciata, il sale e la Guinness fino ad ottenere un composto omogeneo. Alla fine aggiungete il bicarbonato e l'aceto di mele. Versate in uno stampo pre-imburrato ed infornate a 180C per circa 30 minuti o finché cotta nel centro. Lasciate raffreddare, poi tagliate la base e decorate a piacere con il frosting.
Le quantità dipendono dalla torta sfornata e dallo stampo che avete usato. Io ho usato 200gr di margarina, con 100gr di zucchero a velo e burro di arachidi quanto mi é servito.
English translation - Guinness cake with peanut butter frosting
Ingredients for the sponge
- 250gr flour
- 100gr cocoa powder
- 120gr brown sugar
- 2 tsp baking soda
- 1 pinch salt
- 100gr sunflower margarine
- 450ml Guinness beer
- 1 tsp vanilla extract
- 1 Tbsp apple cider vinegar
Ingredients for the frosting
- sunflower margarine
- peanut butter with no added salt or sugar
- 1/2 tsp vanilla extract
- icing sugar
Beat margarine and sugar, add the cocoa powder and vanilla. Add the sifted flour, salt and Guinness until mixture is smooth, then the baking soda and apple cider vinegar. Pour into a pre-buttered mold and bake at 180C for about 30 minutes or until cooked in the middle. Let it cool, then cut the base and decorated with frosting as desired. The amount of frosting depends on the mold you baked the cake into. I have used 200gr of sunflower margarine with 100gr icing sugar and peanut butter as I needed.
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