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8 March 2010



Pensavate che fossi stata rapita nel deserto o scambiata per un centinaio di cammelli? No, purtroppo sono tornata. Purtroppo si, perché passare da 26 gradi di Marrakech ad una manciata di gradi di Londra, è un trauma non indifferente. Traumatico è stato il ritorno, come non mai. Di posti ne ho visti, visitati, e di vacanze ne ho fatte, ma questa è stata un'immersione senza fiato in un mondo totalmente diverso, mai esplorato prima e neanche immaginabile nonostante le foto o i video o di come ce lo raccontano i film.
Trascorsa la notte in bianco in aeroporto, grazie a Santa Ryanair che fa partire i suoi fantastici voli low cost, non tanto low cost ormai, alle 6 del mattino. Una famiglia di rumeni mi ha tenuto compagnia per tutta la notte, le signore non riuscivano a smettere di parlare, sembravano mitragliette impazzite, bevevano caffè nero bollente e si tenevano svegli fino al collasso totale proprio quando io avevo deciso che ormai di dormire non se ne parlava più.
L'aeroporto di Luton è minuscolo, i passeggeri in attesa del proprio volo stazionano in una saletta aperta tutti assieme. C'è chi cammina avanti e indietro, chi russa beatamente, chi dorme a terra e chi continua a guardare giornali a scrocco nell'edicola all'angolo della piazzetta.
Il volo è in orario. E vorrei vedere se alle 6 si permettono anche di ritardare. Superato brillantemente il check in e l'ansia di trasportare più del peso consentito, si sale a bordo e finalmente crollo in un sonno altalenante, interrotto più volte dalla voce assordante della hostess che cerca di vendermi patatine, caffè, gratta e vinci e popcorn. La ignoro infilandomi due auricolari nelle orecchie, ascoltando Tchaikovsky nella speranza che almeno lui mi addormenti per le prossime 3 ore e 20 di volo.
Eh si, il Marocco sta proprio giù giù, guardo la mappa sulla rivista di fronte a me, mi ricordo di quando ho volato più o meno alla stessa altezza per andare a Lanzarote, anni fa.
Il capitano dice che a Marrakech è nuvoloso e che pioviggina. Impreco in arabo ma poi mi dico "Seeee, figurati se in Marocco piove".
Come spesso accade, negli ultimi attimi di volo, socializzo con i miei vicini. Con gli inglesi si fa fatica a socializzare anche se stai in una camera di un metro quadrato per ore ed ore. Se non gli parli tu, loro ti ignorano allegramente. E' una coppia che sta andando in Marocco per una mini vacanza di golf. In realtà il marito golfeggia, la moglie prenderà il sole o raccatterà le palle.
Tiriamo tutti un bel sospiro di sollievo toccando terra. Nessun aereo dirottato, nessuna bomba, nessun pazzo a bordo, tutto regolare.
L'asfalto è umido e qualche nuvola in effetti c'è, ma il sole sta proprio dietro l'angolo e spunta. Alè, certo non ci sono 40 gradi ma l'aria si sente, è diversa.
Il primo impatto è stato immediato. Si percepisce esattamente di essere atterrati in un posto nuovo, diverso. Il controllo passaporti dura una vita, poi per fortuna nessuna valigia da ritirare e subito mi attende all'uscita, un poliziotto con un mitra e un mucchio di uomini vestiti di scuro tutti ad attendere qualcuno, molti di loro con dei cartelli in mano.
Dall'alto si nota subito, sembra una piazza di un piccolo centro, abitato solo da uomini. Le poche donne che circolano sono accompagnate da altri uomini o coperte. Gli uomini si baciano sulla guancia per salutarsi, le donne in alcuni casi stringono la mano ma niente più.
L'aereoporto Menara mi sembra bellissimo. I vetri sembrano ricamati a mano come i tatuaggi all'henna che le ragazze fanno in piazza, sulle mani dei turisti. Oltre alle sedioline di plastica su un lato, ci sono anche dei divanetti coloratissimi e una musica arabeggiante proveniente da un angolo dello stesso aeroporto che di per sé già sembra un mercatino.
Vengo trasportata in macchina dall'aereoporto al Riad Karim. Una tipica casa marocchina con sole 4 camere da letto, nel cuore della Medina, il centro storico di Marrakech. L'enorme macchina che mi trasporta, attraversa stradine piccolissime, piene di persone, di motorini, di frutta e verdura e di carne appesa.
I negozi a Marrakech sono "da fuori per fuori", ovvero non ci si entra come nei nostri tipici negozio di alimentari o macellerie, ma la merce è esposta e il compratore sta al di fuori.
Nonostante la notte trascorsa in bianco, arrivo al Riad, e, giusto il tempo di guardarmi in torno e una doccia, mi tuffo subito nelle vie colorate e l'avventura ha inizio.
Di nuovo, l'impressione è quella di essere circondata da tanti uomini, ogni tanto qualche donna con la busta in mano si intravede, coperte alcune, meno coperte le altre ma pur sempre con un vestire rigorosamente casto. Nonostante il mio aspetto tipicamente terronico, vengo notata come una turista e a turno i commercianti ad ogni angolo di strada, cercano di vendermi qualsisi cosa: dai tappeti all'olio per i massaggi, dalle spezie alle ciabatte.
Aihmè incappo subito in un "vicino di casa" il quale con un inglese quasi perfetto cerca di rifilarmi spezie che probabilmente stazionano nel suo negozio dai tempi del dopoguerra. Un po' stizzita io gli dico che ora me ne vorrei andare un po' a zonzo, che sono appena arrivata e non mi va di fare già shopping. Lui mi fa promettere, con tanto di stretta di mano, che tornerò a comprare le sue fantastiche spezie e che il prezzo sarà sicuramente vantaggioso, non come quelle che vendono laggiù. Ho fatto una cosa che non avrei mai dovuto fare. Promettere. Una promessa è una promessa ovunque, ma a Marrakech lo è in maniera particolare.
I commercianti si ricordano di te, se gli dici "torno dopo", loro ti fermano ogni volta che passi, e ti chiedono se il "dopo" è finalmente arrivato e tu continui a dire, "torno dopo" e loro imprecano qualcosa in arabo e anche a questo giro te li sei levati dai piedi.
Mi ero messa in testa ad un certo punto di fare l'affare del secolo e comprare un tappeto. Ma non un tappetino piccolo, una roba enooooorme. Sicchè sono entrata in uno dei tanti negozi di tappeti, del resto anche un po' guidata dai commercianti stessi, e sono entrata nel paradiso del tappeto per eccellenza. Tappeti ovunque. Gialli, rossi, gialli e rossi, verde, scurino, scuretto, carino, bello, enorme, caro. Quello che piaceva a me costava tipo duemilaecinquecento euri. Gli ho detto che era fuori dal mio budget, ma proprio di brutto. Sicchè è iniziata una trattativa divertente ma anche senza nessun tipo di esito positivo, ed ho imparato che per togliersi dai piedi un commerciante insistente, è necessario fargli un offerta che non scorderà mai più in vita sua. Gli ho detto che potevo dargli massimo centicinquantaeuri. Lui si è veramente risentito di questa offerta indecente, ha chiuso tutti i tappeti che fino ad allora mi aveva mostrato, in un battibaleno ha riposto tutto in ordine e a mala pena mi ha salutata verso l'uscita. Insomma l'ha presa proprio male eh! Però ho capito che l'unico sistema per sfuggire all'assalto di chi voleva vendermi qualcosa era quello di 1. non fare promesse 2. dire che avevo già comprato 3. fare un offerta bassissima 4. dire no in maniera definitiva, senza "torno dopo" e senza "si forse". Adottare insomma la stessa fermezza che adottano loro nello stressarti al contrario.
Dopo un giorno e mezzo di cammino tra mercatini, bancarelle, scimmie e serpenti, ho provato l'esperienza unica ed indimenticabile dell'hammam. Anche in questo caso, ci sono tanti ragazzi che volantinano svariati hammam nella piazza centrale di Djemma el Fna. Ne ho trovato uno sperduto in una viuzza della piazza, indicatomi il giorno precedente da un volantino con una offerta speciale. Qualche scalino per arrivare in cima alla reception dove mi ha accolto una ragazza dal capo scoperto. Ci siamo accordate sul prezzo e sul trattamento, mi ha fatto visitare il piccolo centro, ho pagato e finalmente mi ha fatto salire qualche altro scalino per accedere in un'altra stanza. Una piccola tende divideva lo spogliatoio dal piccolo salottino d'attesa. L'accappatoio, un paio di ciabatte ed un perizoma di carta riciclata sono forniti direttamente dal centro. Una ragazza mi accompagna in una stanzetta piena di vapore, gli occhiali mi si appannano. Chissà dove pensavo di andare che me li sono portati appresso! Vedo una figura vaga di donna, mi toglie gli occhiali e mi guida verso un tavolino di pietra coperto da un tappetino di spugna. Cerchiamo di capire che lingua parlare, ma lei non parla inglese e il mio francese è simile al mio arabo, quindi comunichiamo brevemente a gesti quando mi dice come mettermi e come girarmi. Il resto è fatto in silenzio. Distesa vedo due finestre quadrate sul soffitto bassissimo, è l'unica luce che illumina la stanza annebbiata. Mi lava con acqua tiepida e con il savon noir, un sapone dall'odore particolarissimo, fatto di olio e di olive nere. Dopo il primo lavaggio la signorina mi fa uno scrubbing di quelli mai visti in vita mia. Mi striglia come se fossi un cavallo, dalla testa ai piedi, e siccome non posso neanche parlare lascio che faccia tutto quello che deve fare, anche se vorrei poterle farle notare che sto dimagrendo di qualche etto con tutto quello scrubbing. Lei continua imperterrita. Mi risciacqua. Io sono stordita non capisco più niente. Mi fa una maschera al viso all'argilla, profumata di rose. Poi mi riscqua un'altra volta. Mi mette seduta e ricomincia a lavarmi con una spugna e con un altro sapone, questa volta mi lava dalla testa ai piedi e persino i capelli. Oddio i capelli noooooooo!!! Niente, non ho neanche il tempo di pensare, ormai sono sotto il suo controllo. Come una centrifuga, mi risciacqua per l'ennesima volta e poi mi butta fuori dalla stanza annebbiata. Infreddolita, nonostante l'enorme accappatoio addosso, resto seduta nel salottino d'attesa nella speranza che qualcuno venga a recuperarmi presto. Nel frattempo la signorina di prima mi porta un tè alla menta. L'ennesimo. Poi mi fa sciacquare la faccia con acqua di rosa, come se non bastasse.
Pochi istanti dopo mi fa cenno di scendere e mi accomodo in una stanzetta con le pareti nere e dei lettini con asciugamani rossi, una musica arabeggiante in sottofondo ed un profumo di olio di argan. L'argan pare essere un albero molto diffuso in Marocco, del quale non avevo mai sentito nominare. Da questo albero crescono bacche di colore verde dalle quale viene prodotto un olio utilizzato sia in cucina che in cosmesi.
La signorina mi massaggia per mezz'ora, dalla testa ai piedi. Vorrei che non finisse mai e invece proprio sul più bello mi dice che è ora di rivestirmi e di togliere le tende. L'esperienza però è davvero esaltante, rigenerante e anche un po' primitiva. E' come tornare bambini, quando la mamma ti faceva il bagno la domenica.
Ho mangiato un cous cous finissimo accompagnato da verdure saporitissime. Faccio fatica a guardare il cous cous confezionato che trovo qui adesso, mi sembra tutta un'altra storia. Infatti è proprio un'altra storia, così come lo è la vita in questo posto magico e colorato, fatto di gente che dalla mattina alla sera non fa altro che cercare il modo per guadagnare due soldi per poter mangiare, sempre con il sorriso ed un occhio di riguardo particolare per l'accoglienza degli stranieri. Si è vero, sono molto insistenti a volte, ma basta imparare a saper dire di no con garbo e tutto il resto è una passeggiata tra colori sgargianti, cieli azzurri (quando non piove), profumi di spezie, puzza di smog, le montagne innevate dell'Atlas, scimmie, serpenti e un sacco di tè alla menta.
Ho impiegato parecchi giorni prima di riprendermi da questo viaggio e la valigia è rimasta intatta nel salotto di casa per qualche giorno prima di disfarla. La sensazione è quella di volerci ritornare, presto, di visitare paesi limitrofi, il deserto e sentire nuovamente il sole caldo addosso, ed il calore umano che forse da queste parti manca un po'.
Speriamo che i marocchini mi perdonino per questa versione delle babouches sperimentale, dovrò sicuramente approfondire. Nell'attesa, se vi va di guardare qualche foto di Marrakech cliccate qui o sulla foto in basso, sottolineando che mai come in questo caso, le foto non rendono le stesse emozioni vissute e provate nei giorni trascorsi. Benritrovati.



Ingredienti
  • 250gr di farina
  • 80gr di burro fuso
  • 1 pizzico di sale
  • 1 po' di acqua di rose
Ingredienti per il ripieno
  • 200gr di arachidi
  • 65gr di zucchero a velo
  • un po' di acqua di rose
Preparate la pasta mescolando tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto compatto. Riponete in frigo per mezz'ora. Tritate finemente le arachidi con lo zucchero a velo e aggiungete acqua di rose quanto basta per compattare il tutto. Riprendete la pasta e stendetela ad uno spessore di circa 4mm formato un rettangolo. Riponete un po' di ripieno nel centro, arrotolate a forma di serpente chiudendo bene i bordi. Tagliate in senso obliquo e con le dita chiudete un lato del pezzettino tagliato per formare la scarpetta. Ripetete l'operazione con le altre scarpette, infornatele a 180 C per circa 12 minuti. Glassate con miele a piacere.

Sognando: sognare confusione di oggetti indica affare che va in porto: sognare confusione di idee indica aiuti da parte di parenti; sognare confusione di gente indica timidezza e diffidenza; sognare confusione di veicoli indica incostanza in amore.

Parolando: Marrakech (in arabo مراكش, traslitterato Marrākiš) significa "reame d’occidente" ad indicare la sua posizione geografica rispetto ai luoghi di origine delle culture arabe. Dunque, lo stato del Marocco, prende il nome da Marrakech e non viceversa.


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English please
Peanut Slippers



Ingredients
  • 250gr flour
  • 80gr melted butter
  • 1 pinch salt
  • rose water
Ingredients for the filling
  • 200gr peanuts
  • 65gr icing sugar
  • rose water
Prepare the dough by mixing all ingredients until you get a smooth ball. Put in the fridge for 30 minutes. Finely mix the peanuts with icing sugar and rose water until everything comes together. Take a piece of the dough, flatten it into a rectangular shape, put a bit of the filling in the middle and roll it to close the borders. Cut a piece obliquely and work it with your fingers to close 1 of the borders so a small shoe is created. Repeat with the rest of the dough and filling, then bake the little shoes at 180 C for 12 minutes. Glaze with honey if you like.

16 February 2010


Avete presente quando viene la voglia? Beh, a me la voglia di caffè erano proprio aaaaannni che non mi veniva, tant'è che è già da molto tempo che ho eliminato il caffè nella mia dieta quotidiana. Fatta eccezione di qualche cappuccino al quale non si può proprio dire di no, due o tre volte l'anno. Sicché mi sono svegliata con la sacrosanta intenzione di preparare una torta al caffè con un ripieno al caffè. Niente di spettacolare, niente di eccezionale, solo per togliermi quella voglia che mi rimbalzava in mente da giorni e già che ci sono, per festeggiare il mio primo anno in questa nuova casetta, che forse un giorno vi presenterò! Ecco, sfizio levato, sfizio consumato.
Mentre voi gustate una fettina di questa torta, io vado a preparare la valigia, ormai si sa, sempre contenuta e minimalista, per andarmene a svernare per qualche giorno, in un posto nel quale erano veramente aaaaaanni che volevo andare. La stagione è quella giusta ed io ho bisogno di un po' di colore, tanto, qualche grado in più, di gente sorridente e spensierata, di tè alla menta e di cibo speziato ma non troppo, di suoni ed odori nuovi, di tramonti infuocati e magari un po' di sabbia. Dove vado? Beh, il video qui sotto vi darà un aiutino. Se avete qualche suggerimento già che ci siamo, in merito a luoghi da visitare o ristoranti dove mangiare, fate pure. Avrò tutto il tempo di leggervi prima della partenza. Poi qualcuno mi saprà spiegare perché Ryanair mette dei voli alle 6 del mattino!? Mammina cara che trauma!!! Ma’a salama! مع السلامة
Ingredienti per il pan di spagna
  • 250gr di farina
  • 200gr di zucchero
  • 4 uova
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito
  • 2 tazzine di caffè
  • latte e marsala a piacere
Ingredienti per la crema al caffè
  • 50gr di farina
  • 4 tuorli
  • 100gr di zucchero
  • 2 tazzine di caffè
  • 1 bicchiere di latte
Per il pan di spagna, montate le uova con lo zucchero, poi incorporate il sale, la farina, ed il lievito. Imburrate una teglia rotonda a cerniera di 20/24cm, versate il composto ed infornate a 190 C per circa 30 minuti. Per la crema al caffè, montate le uova con lo zucchero, aggiungete sempre mescolando il latte, il caffè e la farina. Versate in un pentolino e sempre mescolando a fiamma bassa, cuocete fino a quando non avrete raggiunto la consistenza desiderata, ricordandovi che la crema quando si raffredda diventa di conseguenza più densa. Sfornate il pan di spagna, tagliatene due dischi, bagnate i dischi con un po' di latte e marsala o altro liquore a piacere, riempite con la crema precedentemente raffreddata e ricomponete i due strati. Decorate con zucchero a velo a piacere.


Sognando: sognare caffè tostato indica gratitudine dimostrata; sognare caffè macinato indica intuizione errata; sognare di bere caffè indica spirito conciliante; sognare di comprare caffè indica audacia; sognare di vendere caffè indica resistenza alle fatiche.

Parolando: La parola caffè deriva dall'arabo qahwa che significa letteralmente "vino bianco e leggero". Questo termine venne poi esteso anche a tale bevanda per il suo potere stimolante e inebriante, ma non alla pianta dalla quale si produce. Un'altra possibile origine della parola qahwa risale da kaffa nome di una regione dell'Etiopia nella quale la pianta del caffè cresce spontaneamente. Il caffè non ottenne un successo immediato in Italia tant'è che nel 1645, anno in cui apparvero le prime botteghe nel quale veniva servito, il medico e letterato Francesco Redi così scriveva: "Beverei prima il veleno che un bicchiere che fosse pieno dell'amaro e reo caffè". De gustibus...


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English please
Coffee cake with coffee cream



Ingredients for the sponge cake
  • 250gr flour
  • 200gr sugar
  • 4 eggs
  • 1 pinch salt
  • 1 baking powder sachet (or 1 Tbsp)
  • 2 cups of coffee
  • milk and liqueur to brush the sponge
Ingredients for the coffee cream filling
  • 50gr flour
  • 4 egg yolks
  • 100gr sugar
  • 2 cups of coffee
  • 1 glass of milk
For the coffee sponge, whisk eggs and sugar, then add salt, flour and baking powder. Lightly butter a 20/24cm round springform tin pan, pour the mixture and bake at 190 C for about 30 minutes. Prepare the coffee cream. Whisk eggs and sugar, add coffee, milk and flour. Pour in a small sauce pan and keep whisking until it reaches a thick consistency, bearing in mind that when it cools, the cream thickens even more so be careful not to overcook it. Remove the sponge cake from the oven, slice it in 2 or 3, brush the layers with a mixture of milk and some liqueur, fill with the coffee cream previously cooled down completely and put the layers back together. Decorate with icing sugar.

8 February 2010


Chiamateli panini dolci o krapfen al forno, oppure bomboloni o buns. Sono fantastici appena sfornati, il giorno dopo meglio se riscaldati, ottimi per colazione o a merenda, ripieni di marmellata o di cioccolato o ancora di frutta secca o fresca. Semplicissimi da realizzare ed anche molto divertente guardare queste palline gonfiarsi fino ad incorporare tutto il ripieno. Il mio ripieno é composto di marmellata di arance fatta dalla mia mamma.

Ingredienti per circa 18 buns
  • 500gr di farina
  • 200ml di latte
  • 100gr di zucchero
  • 50gr di burro
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito secco
  • marmellata a piacere per il ripieno
  • zucchero a velo a piacere
Sbattete l'uovo con lo zucchero. Riscaldate il latte e scioglietevi dentro il burro. Setacciate la farina in una terrina capiente, aggiungete il lievito, il sale e mescolate. Versate l'uovo nella farina e mescolate con una forchetta, poi iniziate a versare il latte ed incorporate tutta la farina. Versate tutto su una spianatoia e lavorate per qualche minuto fino ad ottenere una pasta omogenea e senza grumi. Mettete la pasta in una terrina, coprite con un panno inumidito e fate lievitare in un posto caldo per 2 ore. Riprendete la pasta, dividetela in 18 pezzi, formate delle palline con le mani, appiattitele, versate la marmellata nel centro, richiudete i bordi ben bene e riappiattite la base facendola circolare sulla spianatoia. Disponeteli su una teglia da forno, fate lievitare per 30 minuti, spennellate con un po' di latte ed infornate a 190 C per circa 20 minuti. Spolverate con zucchero a velo a piacere.

Sognando: sognare di riempire una bottiglia indica carattere tranquillo; sognare di riempire un bicchiere indica saggia previdenza; sognare di riempire un sacco indica calcolo; sognare di riempire la bocca indica insicurezza.

Parolando: Il termine marmellata, deriva dalla parola latina melimelon che nasce dall'unione di meli (miele) e melon (mela). C'è chi sostiene che con tale nome fosse chiamata una particolare varietà di mela, dolce appunto come il miele. Queste mele erano cotte, zuccherate e pestate fino ad ottenere un composto di consistenza gelatinosa. Per estensione, ad ogni composto simile, qualsiasi sia la frutta utilizzata, venne poi dato il nome di marmellata. Oggi, stranamente visto quanto scritto sopra, la definizione di marmellata è utilizzata solo per quella fatta con agrumi, mentre alle altre viene dato il nome di confettura.
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English please
Jam filled buns




Ingredients for about 18 buns
  • 500gr white flour
  • 200ml milk
  • 100gr sugar
  • 50gr butter
  • 1 egg
  • 1 pinch of salt
  • 1 sachet of dry yeast
  • jam for the filling
  • icing sugar to decorate
Wisk the egg with the sugar until pale. Heat the milk without bringing it to a boil, melt the butter in it. Sift the flour in a bowl, add the yeast and salt and mix well. Pour the egg mixture, mix with a fork. Then start pouring the milk and butter mixing with a fork until all milk is incorporated. Pour everything on a working plane and knead the dough until smooth. Put it back into a bowl, cover with a dump cloth and let it rise for 2 hours. Divide the dough into 18 pieces, form a small ball, flatten with your hands, fill with your favourite jam and close the ball by pinching well each side. Roll back until the ball is formed again. Put the balls into a oven tray, let them rise for 30 minutes. Brush with some milk and bake at 190 C for about 20 minutes. Dust with icing sugar.

1 February 2010


Mia mamma non solo mi da spunti per nuove ricette in questi giorni, ma mi manda persino gli ingredienti per realizzarle. Ma perché, il baccalà, in Inghilterra non si trova? Essì che si trova ma "quello che vendono qui é più buono!", senza sapere che alla fine quello che vendono lì viene comunque dal polo nord. Fatto sta che lei dice di provare ed io, appena trovo due minuti di tempo e sono ispirata, ci provo.
Il risotto di per sé é semplice e delicato, l'aggiunta del baccalà a metà cottura insaporisce il riso che si completa con il tocco finale dello zafferano. Se volete fare un soffritto più ricco con carota e sedano, fate pure. Per dargli un quel non so che in più, anche dal punto di vista estetico, ho fritto dei pezzetti di baccalà, impanati semplicemente con farina e serviti insieme al risotto. Et voilà. Ottimo. Provate per credere.

A Visual History of CookeryA proposito di estetica e di immagine, vi propongo un libro che illustra la storia culinaria di Inghilterra, Francia, Spagna, Italia e Stati Uniti, dalle origini di ogni Paese fino ad arrivare ai giorni nostri: A Visual History of Cookery. Dalle immagini storiche ai quadri, dalle fotografie contemporanee ai manifesti pubblicitari del tempo, 352 pagine di immagini che fanno viaggiare da un posto all'altro, regalando piccole curiosità e aneddoti. Nonostante questo non sia un libro di ricette, se ne trovano una qua e una là, si parla inoltre di chef famosi come Jamie Oliver o Gordon Ramsey piuttosto che di Giorgio Locatelli o di Gualtiero Marchesi, e di come questi si siano ispirati alla cucina di un tempo, riadattando certi piatti al passo con i nostri giorni. Un libro da tenere sul comodino o in salotto, da mangiare con gli occhi, ottimo spunto per conversazioni culinarie sull'origine storica di ricette e curiosità. Dal Tiramisù, alla Tarte Tatin, dalle Crepes agli Hot Dog, c'é né per tutti. Per chi volesse acquistarlo, il libro é in offerta speciale con il 40% di sconto. Per ottenerlo, scrivete a Jessica all'indirizzo email jess(at)blackdogonline.com ed inserite nel soggetto "Fiordizucca Offer". 352 pagine, 512 illustrazioni a colori e in bianco e nero, ISBN: 978 1 906155 50 6, UK: £29.95

Ingredienti per due
  • riso per risotti
  • un pezzo di baccalà dissalato
  • 1 cipolla piccola
  • burro
  • vino bianco secco
  • un pizzico di zafferano a piacere
  • baccalà da friggere, facoltativo
Mettete il baccalà a bagno per il tempo necessario affinché perda tutto il sale. Scolatelo e sciacquatelo nuovamente. Fate bollire un po' di acqua in un pentolino e sobbollite il baccalà per 3 minuti. Togliete il baccalà dal pentolino, rimuovete la pelle dal baccalà, conservate l'acqua di cottura. Sciogliete una noce di burro in una padella, soffriggete una piccola cipolla tagliata a pezzetti. Versate il riso e fatelo tostare per qualche istante. Sfumate con un po' di vino bianco secco e versate un po' di acqua di cottura del baccalà fino a metà della cottura del riso. Aggiungete il baccalà spezzettato ed ultimate la cottura utilizzando sempre l'acqua del baccalà. Mantecate con una noce di burro aggiungendo qualche filo di zafferano a piacere. A parte impanate dei pezzi piccoli di baccalà con un po' di farina e friggeteli per 2 minuti per lato in abbondante olio di semi.

Sognando: sognare baccalà cotto indica pensieri ingiusti; sognare baccalà secco indica trionfo sulle opposizioni; sognare baccalà fritto indica necessità di agire.
Parolando: Il termine baccalà deriva dal fiammingo KABEL-JAB (bastone di pesce). A differenza dello stoccafisso che si ottiene facendo seccare il merluzzo all’aria fredda delle regioni nordiche, il baccalà si ottiene salando il merluzzo e poi facendolo seccare. Questa differenza di conservazione del merluzzo si deve al popolo basco. Grandi cacciatori di balene, inseguendole verso i mari del nord, i baschi vennero in contatto con i vichinghi, primi tra i popoli nordici a seccare il merluzzo per utilizzarlo come cibo durante i loro lunghissimi viaggi esplorativi. I baschi, non vivendo a latitudini così estreme come i vichinghi dovettero aggiungere il sale per consentire la conservazione e l'essiccazione del merluzzo. Piccola curiosità: i baschi utilizzavano un baccalà anche come barometro. Dopo averlo messo sotto sale, lo appendevano a bordo con delle corde. Quando il baccalà cominciava a gocciolare, voleva dire che era in arrivo una tempesta: la maggiore umidità dell’aria faceva, infatti, sciogliere il sale.

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English please
Salt cod risotto with saffron


Ingredients for 2
  • rice for risotto
  • 1 piece of soaked salt cod
  • 1 pinch of saffron threads
  • 1 small onion
  • butter
  • half glass of dry white wine
  • soaked salt cod to deep fry, if you like
Soak the salt cod in cold water for 3 days until it loses most of its salt. Drain it and wash it again. Bring some water to a boil in a small pan and boil the salt cod for 3 minutes. Remove it from the water, discard the skin and save the water to cook the rice. Melt a knob or two of butter in a pan, add the chopped onion and fry gently. Add the rice and toast it for a few seconds. Pour the wine and let it evaporate then start adding the water previously saved and keep stirring. After about 10 minutes add the chopped salt cod and keep cooking. When the rice is cooked through, remove the pan from the heat, melt a knob or two of butter inside and some saffron threads. If you like, serve it with some deep fried salt cod, simply battered in flour. Deep fry for 2 minutes each side and serve it along with the rice.

4 January 2010


Intanto buongiorno, buonasera e buon anno!! (che l'educazione è importante). Ne sono passati di giorni dall'ultima volta che sono passata di qua. Purtroppo, senza volere portare la giustificazione della mamma, tra una cosa, l'altra ed un'altra ancora... Insomma si sa come vanno queste cose. Il mal di stomaco di certo non ha aiutato, la voglia di stare in cucina, né quella di mangiare. Le feste poi, chi le sopporta è bravo! Allora ricominciamo da qui: da una ciabatta! Gli ingredienti sono tutti made in Puglia, tranne i pomodorini che ho fatto seccare in forno a 90 gradi per 6 ore. Quelli avanzati gli ho messi in un barattolo di vetro e ricoperti di olio, per poi consumarli semplicemente con una pasta, in bianco. Ecco. Ben ritrovati.

Ingredienti per la pasta
  • 350gr di farina bianca
  • 1 bustina di lievito secco
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • acqua quanto basta
Ingredienti per il ripieno
  • una manciata di pomodorini secchi sottolio
  • peperoncino piccante in polvere
  • provolone dolce spezzettato
  • capperi
  • peperoni sottolio
  • acciughine piccanti sottolio
Mescolate tutti gli ingredienti per la pasta e lavorate fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Mettete la pasta in una scodella, coprite con un panno umido e fate lievitare per 2 ore. Stendete quindi la pasta, riempite con ripieno a piacere ed arrotolate su se stessa. Mettete il rotolo su una teglia da forno e fate lievitare per un'altra ora. Infornate a 220 C per circa 30 minuti.

Sognando: sognare una ciabatta indica desiderio di libertà; sognare di indossare ciabatte indica inadeguatezza e fragilità; sognare di correre in ciabatte indica noncuranza nei confronti delle regole.

Parolando: Dal termine ciabatta, dall’arabo "sabat" che significa calzare, prende origine l’antico nome del calzolaio, ciabattino appunto. Con il termine ciabatta vengono definiti altri oggetti di forma piatta e lunga quali un formato di pane o una presa elettrica multipla.

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English please
Filled and rolled Ciabatta




Ingredients for the dough
  • 350gr white flour
  • 1 sachet of instant dry yeast
  • 2 tsp salt
  • 2 tsp sugar
  • water
Ingredients for the filling
  • semi dried cherry tomatoes
  • dried hot chilly
  • provolone cheese
  • capers
  • peppers in oil
  • anchiovies in oil
Mix all ingredients to form a soft and smooth dough. Put in a bowl, cover with a damp cloth and leave to rise for 2 hours. tutti gli ingredienti per la pasta e lavorate fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Work the dough to a rectangular shape, fill with desired filling and roll the dough like a swiss roll. Put on a baking tray and leave to rise for another hour. Bake at 220 C for about 30 minutes or until golden on top.

4 December 2009



... o anche detta "torta che non mangerò mai". Se penso che questa è una ricetta che avevo in archivio in lista d'attesa dal 2006, mi vengono i capelli dritti! Ho atteso così tanto per prepararla (e mangiarla) e invece purtroppo ho solo potuto assaggiarne una piccola fetta, il resto ahimè, ho dovuto congelarla, sperando che quando la farò risorgere abbia lo stesso sapore e bontà di una torta appena sfornata! E va beh, piccoli problemi di stomaco mi costringono a stare lontana dalla cucina per un po'. Come si dice, sto poco bene, ma in risalita, come sempre. Ecco, se state meglio di me e se le barbabietole abbinate al cioccolato non vi fanno senso, provate a prepararla voi e a dirmi che ve ne pare!

Ingredienti
  • 8 bianchi d'uovo
  • 200gr di zucchero
  • 25gr di cacao amaro in polvere
  • 60gr di cioccolato fondente
  • 200gr di barbabietole crude
  • 60gr di prugne secche
  • 50gr di pane grattugiato
Sbattete i bianchi d'uovo a neve con un pizzico di sale. Aggiungete lo zucchero gradualmente continuando a sbattere. Incorporate le barbabietole grattugiate, la cioccolata spezzettata finemente, le prugne tagliate grossolanamente e il pane grattugiato. Versate il composto in una teglia a cerniera ed infornate a 120 C per 1 ora e mezza. Fate raffreddare la torta nel forno con lo sportello aperto. Servite decorando con zucchero a velo a piacere.

Sognando: sognare una barba corta indica conquiste effimere; sognare una barba lunga indica fortuna negli affari; sognare una barba bianca indica precisione nel lavoro.

Parolando: In molte culture la barba rappresenta un vero e proprio elemento di espressione esteriore della dignità virile (come ricordano anche espressioni del tipo "l'onor del mento"). In altre la barba è indice di maturità e invecchiamento, per cui viene regolarmente tagliata. Dal sanscrito bhar, portare e, più precisamente, "quello che gli uomini portano sul mento". In botanica si chiamano barbe le ramificazioni terminali di una radice.

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English please
Beetroot and chocolate meringue cake


Ingredients
  • 8 egg whites
  • 220gr sugar
  • 25gr cocoa powder
  • 60gr chopped dark chocolate
  • 200gr grated beetroot
  • 60gr prunes
  • 50gr breadcrumbs
In a bowl beat the egg whites with a pinch of salt, until soft peaks form. Add the sugar and keep beating until dissolved. Fold in the cocoa, chopped chocolate, grated beetroot, pruned and breadcrumbs. Spoon the mixture into a oven pan and bake at 120 C for 1 hour and 30 minutes. Cool in the oven with the door slightly opened. Decorate with icing sugar and serve.

23 November 2009



Oddio da dove inizio? Sparisco per una settimana e torno con dei panini a lievitazione naturale. Com'è sta cosa? Tutto nasce qualche settimana fa, in Puglia. Durante questo viaggietto riesco a portare a casa un pezzo di lievito madre, che mia madre, appunto, aveva in frigo. Lievito che a sua volta era stato trasportato a casa da mia sorella, che a sua volta lo ha confezionato con le sue manine sante, circa 7 mesi fa. Un lievito quindi relativamente ggggiovane! Di lievitazione naturale io non ne so praticamente niente. Mi sono lasciata contagiare dai risultati ma ho impiegato circa 3 settimane per capire come rinfrescarlo, altre 2 per capire come si usa, 4 giorni per capire le dosi (mammamia i numeri ed io siamo proprio su un altro pianeta!) e circa 2 kg di farina fino ad ora andati in malora, per gli esperimenti poco desiderati. Questo è l'esperimento che fino ad oggi è riuscito più decentemente e si è meritato il primo post sul nuovo capitolo sulla lievitazione naturale. Il risultato non mi soddisfa al cento per cento, anche se l'imbottitura straordinaria con salame e provolone, resusciterebbe qualsiasi cosa. La mia maestra mi saprà dire esattamente se i paninozzi hanno un aspetto decente e se sono conformi o somigliano vagamente a quelli di una lievitazione naturale. Essendo ignorante in materia, appunto, accetto ben volentieri suggerimenti per poter migliorare la tecnica e le ricette. Quando avrò più tempo ed Metamorfosi Naturaleavrò ottenuto risultati più entusiasmanti, proverò a postare foto e passaggi del lievito e dei rinfreschi. Per questi panini ho usato una farina chiamata da queste parti "Strong White", perchè la farina Americana, o manitoba, non ho ancora capito come si chiama qui, nonostante abbia cercato in lungo ed in largo. Se qualcuno potesse illuminarmi in merito, gliene sarò grata.

A proposito dunque di lievito naturale, di pasta madre e di pazienza, vi segnalo il contest più complicato e intraprendente dell'anno.
Metamorfosi Naturale: si tratta di realizzare la ricetta di un panettone, o di un pandoro, rielaborando le ricette tradizionali per rendenderle accessibili ad almeno una categoria di intolleranti a certi ingredienti.
Per saperne di più cliccate direttamente qui per leggere tutte le istruzioni. In premio ricchi premi e cotillon!

Ingredienti
  • 200gr di lievito madre rinfrescato la sera prima
  • 400gr di farina "0"
  • 200ml di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di sale
Sciogliete la pasta madre con un po' di acqua tipieda. Aggiungete la farina e cominciate ad impastare continuando ad aggiungere tutta l'acqua necessaria. Alla fine aggiungete il sale ed impastate fino a quando non avrete ottenuto una palla liscia ed elastica. Mettetla in una scodella capiente, coprite con un panno pulito ed una copertina. Lasciate lievitare per 3 ore. Riprendete la pasta, lavoratela nuovamente e formate i panini. Metteteli su una teglia da forno, coprite con un panno pulito e mettete a lievitare in un luogo lontano dalle correnti per altre 2 ore. Riscaldate il forno a 200 C ed infornate per 20 minuti, poi riducete la temperatura a 180 C e cuocete per altri 10 minuti. Fate raffreddare coprendo i panini con un panno in modo che l'umidità resti all'interno del pane e fuori resti croccante.

Sognando: sognare di fare un panettone indica avvedutezza negli affari; sognare di tagliare un panettone indica prudenza eccessiva; sognare di mangiare un panettone indica occasione da sfruttare; sognare di regalare un panettone indica situazione economica precaria; sognare di comprare un panettone indica piccolo insuccesso.

Parolando: Il termine lievito ci giunge forse dal latino levitus, levato / alzato o forse dalla radice del verbo levare, levis con significato di lieve in quanto rende leggero il pane. Sono stati catalogati più di mille specie di lieviti; il più comunemente usato è il Saccharomyces cerevisiae, che è "addomesticato" da migliaia di anni per la produzione di vino, pane e birra.

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English please
Panini made with natural yeast



Ingredients
  • 200gr natural yeast (sourdough starter)
  • 400gr strong white flour
  • 200ml warm water
  • 1 tsp salt
Melt the natural yeast with a bit of water with a spoon. Add flour and start kneading finishing off all the water. Add the salt and knead until a soft and elastic dough is formed. Put the dough into a bowl, cover with a clean cloth and leave to raise for 3 hours. Shape the dough as desireded then leave to raise on a baking try for another 2 hours. Bake at 200 C for 20 minutes, then lower the temperature to 180 C and leave to cook for another 10 minutes. Remove from the oven, cover with a clean cloth and let cool completely before eating, so that the humidiy remains inside the bread but it is still crunchy on the outside.

13 November 2009



Qualche anno fa, sempre durante una gita pugliese, la zia Cenzina aveva preparato una crostata di ricotta al cioccolato. Ottima, buonissima, croccante. Questa volta la torta di ricotta l'ha preparata la mamma. Gli ingredienti sono simili, le quantità abbondanti in entrambe i casi, la consistenza diversa ma la bontà identica. Una croccante, l'altra, questa, più morbidosa, proprio perché contiene il lievito nell'impasto, per quello mia madre la chiama torta e non crostata. Quando ho scoperto la quantità di uova utilizzate, mi sono messa le mani nei capelli. Ma ormai il danno era fatto! Chi mi conosce lo sa, non è nel mio stile utilizzare tante uova o tanto zucchero nei dolci, ma devo dire che poi la differenza si nota. Basta mangiarne una fetta, invece che tre, come ho fatto io, anche se dopo tutti quei calzoncelli, le calorie chi le conta più!

Ingredienti per l'impasto
  • 350gr di farina
  • 250gr di zucchero
  • 75gr di burro
  • 1 uovo intero
  • 1 bustina di lievito
  • 1 tuorlo d'uovo per spennellare
Ingredienti per il ripieno
  • 1kg di ricotta
  • 6 tuorli d'uova
  • scorza di 1 limone
  • 3 cucchiai di liquore di al limone o altro a piacere
  • 50gr di zucchero
  • 2 cucchiai di gocce di cioccolato a piacere
Preparate l'impasto mescolando tutti gli ingredienti. Formate una palla compatta, avvolgetela in pellicola trasparente e mettete a riposare in frigo per 15 minuti. Mescolate tutti gli ingredienti per il ripieno. Stendete la sfoglia in una teglia capiente abbastanza larga, riempite con il ripieno. Formate delle striscioline e decorate la superficie della torta. Spennellate con il rosso d'uovo ed infine cospargete di gocce di cioccolato a piacere. Infornate a 180 C per 20 minuti o fino a quando la torta non si sarà dorata in superficie.

Sognando: sognare una torta di cioccolato indica malessere fisico; sognare di fare una torta indica soddisfazione e riposo; sognare di cuocere una torta indica dichiarazione d'amore.

Parolando: Il termine ricotta risale dal latino “recoctus” che significa ri-cotto, nello specifico, cotto due volte perché, durante la lavorazione, il siero subisce una seconda cottura ad alte temperature. Essendo ricavata dal siero e non dal latte, la ricotta non può essere considerata un formaggio. La sua storia è molto antica. Una serie di documenti storici ne attestano la produzione già dai tempi degli Egizi e dei Sumeri. Molto usata anche all’epoca greca e romana, sembra invece che ad averne il primato nella produzione fosse il medioevo.

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English please
Ricotta cake with chocolate drops



Ingredients for the dough
  • 350gr white flour
  • 250gr sugar
  • 75gr butter
  • 1 egg
  • 1 Tbs baking powder
  • 1 egg yolk to brush
Ingredients for the filling
  • 1kg ricotta cheese
  • 6 egg yolks
  • rinds of 1 lemon
  • 3 Tbsp lemon liqueur or other
  • 50gr sugar
  • 2 Tbsp chocolate drops
Prepare the dough by mixing all ingredients together. Wrap in cling film and put in the fridge for 15 minutes. Mix all ingredients for the filling. Line the dough into a tart pan and fill with the ricotta mixture. Decorate with dough stripes, brush with an egg yolk and sprinkle with chocolate drops. Bake at 180 for about 20 minutes or until golden on top.

4 November 2009



Ecco un'altra ricetta preparata, sperimentata e decisamente divorata, durante il soggiorno pugliese. I calzoncelli dolci ai ceci con tantissimi altri ingredienti, uno più genuino e buono dell'altro. Dal vino cotto di fichi alle mandorle, per non parlare del cioccolato e del caffè. Tutti ingredienti che messi insieme formano un mix sicuramente calorico ma dal sapore deciso.
Non fatevi scoraggiare dalla presenza dei ceci, sono una parte fondamentale di questa ricetta ma non ne sentirete il gusto. Si preparano in Puglia durante il periodo di Natale, ma sono sicura che altre ricette simili si possono trovare nella vicina Basilicata, piuttosto che in Molise on in Abruzzo.
Nonostante il ripieno sostanzioso e la frittura, questi calzoncelli restano comunque digeribili e leggeri, a meno che non ne mangiate come le ciliegie!

















Ingredienti per la sfoglia per circa 50 calzoncelli
  • 500gr di farina bianca
  • 1 uovo intero
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 3 cucchiai olio d'oliva
  • vino bianco secco quanto basta
Ingredienti per il ripieno
  • 500gr di ceci lessi frullati
  • 250gr di marmellata di ciliegie
  • 100gr di cioccolato fondente
  • 3 cucchiai di liquore al mandarino o rum
  • la scorza grattugiata di 2 arance
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere
  • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
  • 2 cucchiai di miele
  • 500ml di vino cotto di fichi
  • 500gr di mandorle grattugiate
  • 300gr di zucchero
  • 2 bustine di vanillina
  • 18 tazzine di caffè
  • 75gr di cacao amaro
Preparare il ripieno mescolando tutti gli ingredienti. Versateli in una padella capiente e cuocete, sempre mescolando, fino a quando tutto il composto non si è compattato. Fate raffreddare completamente. Preparate la sfoglia mescolando la farina con l'uovo intero, lo zucchero, l'olio ed impastate utilizzando vino bianco secco fino a che non avrete ottenuto una pasta compatta ed omogenea. Stendete la sfoglia con la macchina per la pasta, posizionandola al numero 4. Riempite la sfoglia con un po' di ripieno, ripiegatela su se stessa e ritagliate a forma di mezzaluna utilizzando un taglia biscotti o un taglia pasta rigato. Friggete i calzoncelli in olio di semi per qualche istante da entrambe i lati fino a quando non saranno dorati. Scolateli su un piatto con un tovagliolo di carta. Fateli raffreddare completamente prima di spolverizzare con zucchero a velo. Conservate in scatole di alluminio.

Sognando: sognare di fare la calza indica successo in amore; sognare una calza colorata indica speranze irragionevoli; sognare una calza di lana indica amori difficili; sognare una calza vecchia indica maldicenze sul nostro conto; sognare di infilarsi una calza indica aiuto che vi sarà concesso; sognare di comprare una calza indica amore corrisposto; sognare calze nuove indica idee inattuabili; sognare calze rotte indica indifferenza in amore.

Parolando: Il termine calza proviene da "calcea" una forma del latino tardo settentrionale, derivata dal latino classico "calceus" - scarpetta di cuoio fine che si indossava nelle case oppure nella commedia teatrale - che a sua volta sembra derivare da "calx", tallone. L'uso delle calze è molto datato nel tempo. Si trovano tracce di calze fatte a maglia già nell'antichissima civiltà egizia. I Romani erano soliti coprirsi le gambe con semplici fasce di lana e di tela. Nell'antica Grecia si usavano i calzari, che avevano per lo più la funzione di proteggere il piede. Il primo esempio di calzamaglia sottile ed aderente lo troviamo nel periodo medievale. Furono gli uomini ad indossarla, almeno fino al 1700, quando fu soppiantata dai "calzoni". Tra il 1300 e il 1400 si diffuse l'abitudine - da parte delle donne - di utilizzare le calze sotto i vestiti ma solo nel 1589, in Inghilterra, fu costruito il macchinario adatto per produrre le calze in quantità "industriale".

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English please
Sweet calzoncelli with chickpea



Ingredients for the dough, for about 50 calzoncelli
  • 500gr white flour
  • 1 egg
  • 3 Tbsp sugar
  • 3 Tbsp olive oil
  • white dry wine
Ingredients for the filling
  • 500gr chickpea puree
  • 250gr cherry jam
  • 100gr dark chocolate
  • 3 Tbsp mandarin liqueur or rum
  • 2 grated orange zest
  • half tsp cinnamon powder
  • half tsp cloves powder
  • 2 Tbsp honey
  • 500ml vino cotto
  • 500gr grated almonds
  • 300gr sugar
  • 1tsp vanilla extract
  • 18 coffee cups
  • 75gr unsweetened cocoa powder
Prepare the filling by mixing all the ingredients. Put the in a big saucepan and cook, always mixing, until all the ingredients come together in a compact mixture. Let cool down completely. Prepare the dough by mixing the flour, egg, sugar and olive oil together. Add enough dry white wine until a smooth dough is formed. Cut the dough into small pieces and begin running them through the number 4 setting of your pasta machine. Fill the layers of pasta with a bit of filling, close down and cut with a biscuit or pasta cutter. Fry the calzoncelli in a pan with frying oil, both sides until golden. Dry them well on a plate with some kitchen paper. Sprinkle with icing sugar before serving and store in aluminium boxes.
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