24 April 2008
Dopo il rosa ci sta bene un po' di giallo, quello del mango. Giocando con i colori mi sento un po' come il piccolo chimico, che si diverte a mescolare elementi diversi che alla fine compongono qualcosa di commestibile e pure buono. A proposito di chimica. Uno dei miei canali preferiti quando abitavo negli States ed avevo ancora una televisione, era Food Network (Elena tu mi puoi capire!). Un canale dedicato esclusivamente al mondo del cibo, pieno zeppo di programmi di cucina dalla mattina alla mattina dopo ed ancora. Tra un programma e l'altro si alternavano cuochi o aspiranti tali, taluni di origine italiana, altri che pensavano di esserlo ed altri ancora che avrebbero voluto avere almeno una bisnonna italiana giusto per dire "Io sono italiano".

Alcuni piatti propinati erano veramente orribili, soprattutto quelle imitazioni di paste carbonare o bolognesi tutte riadattate a stile e gusto totalmente americano, attingendo vaghi spunti dalla tale parente italiana, che poi probabilmente avevano si e no visto in foto o non avevano mai neanche conosciuto. Uno dei miei cuochi preferiti era un certo Alton Brown, che, almeno all'epoca, conduceva un programma spettacolare nel quale andava ad esplorava l'origine degli ingredienti, la loro composizione e reazione chimica e spiegava, ad esempio, quale azione chimica genera il rigonfiamento di un soufflé e quale diversa azione lo fa sgonfiare quando entra a contatto con l'aria fredda. Semplicemente geniale!
Alcuni piatti propinati erano veramente orribili, soprattutto quelle imitazioni di paste carbonare o bolognesi tutte riadattate a stile e gusto totalmente americano, attingendo vaghi spunti dalla tale parente italiana, che poi probabilmente avevano si e no visto in foto o non avevano mai neanche conosciuto. Uno dei miei cuochi preferiti era un certo Alton Brown, che, almeno all'epoca, conduceva un programma spettacolare nel quale andava ad esplorava l'origine degli ingredienti, la loro composizione e reazione chimica e spiegava, ad esempio, quale azione chimica genera il rigonfiamento di un soufflé e quale diversa azione lo fa sgonfiare quando entra a contatto con l'aria fredda. Semplicemente geniale!
Ingredienti
- 3 mango
- 250gr di mascarpone
- 200gr di formaggio morbido
- 200gr di biscotti digestive
- 80gr di burro sciolto
- 100gr di zucchero
- il succo di 1 limone
- 4cm di zenzero fresco
- 3 uova
- cannella a piacere
- 1 noce di burro
- 1 cucchiaio di zucchero
Tritate i biscotti finemente e mescolateli al burro fuso. Con questo composto foderate uno stampo a cerniera di 20cm di diametro e mettetelo in frigo per circa mezz'ora. Sbucciate 2 mango e riduceteli in purea mescolando con il succo di limone. Con una frusta elettrica iniziate a mescolare i due tipi di formaggio, poi aggiungete le 3 uova una alla volta, 2cm di zenzero grattugiato ed infine amalgamate a questo composto la purea di mango. Versate questo composto nello stampo a cerniera ed infornate a 150 C per circa 1 ora e 20 minuti o fino a quando non vedete che il cheesecake si stacca dai bordi della teglia ed è dorato. Fatelo raffreddare completamente poi mettetelo in frigo per almeno 3 ore. Prima di servire sbucciate l'ultimo mango, tagliatelo a dadini e fatelo rosolare in una padella con un 1 cucchiaio di zucchero, 2cm di zenzero grattugiato e una noce di burro. Decorate il cheesecake con questi dadini colorati e servite spolverando con un po' di cannella.
English please: Mango cheesecake
Ingredients
- 3 mango
- 250gr mascarpone
- 200gr soft cheese
- 200gr digestive biscuit
- 80gr melted butter
- 100gr sugar
- juice of 1 lemon
- 4cm fresh ginger root
- 3 eggs
- cinnamon
- butter
- 1 Tbsp sugar
Mix biscuits with the melted butter and press them firmly in a 20cm pan. Put in the fridge to rest for about 30 minutes. Mash 2 mangoes and add the lemon juice. With an electric whisk, beat the two cheese together, then add the eggs one at the time, 2cm grated ginger and finally incorporate the purée mangoes. Pour this mixture into the oven pan and bake at 150 C for about 1 hour and 20 or until you see it detaching from the pan and golden on top. Cool completely then put in the fridge for at least 3 hours or better overnight. Before serving, clean the remaining mango, dice it and gently toss it into a bit of butter, 2cm grated ginger and 1 Tbsp sugar. Decorate the cheesecake and serve sprinkling with a bit of cinnamon.
21 April 2008
Quando il cielo ti regala soprattutto grigio, l'unica cosa che puoi fare è metterci tu un po' di colore. Il rosa ultimamente è diventato il mio colore preferito. Prendo a caso dallo scaffale un pacchetto di barbabietole già cotte. Per la verità dopo aver mangiato e scoperto quelle fresche faccio fatica a comprarle già cotte, perché il gusto è molto diverso, ma visto che adoro l'aceto mi faccio piacere anche queste. Ci aggiungo un po' di coriandolo fresco che mi guarda dal profondo della sua solitudine dall'ultimo cassetto in basso del mio mini frigorifero, senza congelatore, che tanto io non ho mai usato più di tanto se non per farci stare il ghiaccio. Dubito che ne avrò bisogno quest'estate.
Omettete il coriandolo se non lo avete oppure usate del prezzemolo ma non andate oltre perché altrimenti si rischia di avere un pane troppo condito. Il vantaggio di fare il pane in casa in un monolocale è avere la casa riscaldata senza dover ricorrere ai termosifoni, che ahimè in aprile sono ancora accesi un giorno si e uno pure. Il lievito che uso è di marca italiana, perché nonostante tanti anni insieme, con il lievito inglese ancora non ci capiamo, direi che abbiamo personalità totalmente incompatibili: io vorrei che lui crescesse ma lui non ne vuole sapere. Ho rinunciato a capirlo.
Il risultato è un pane morbidissimo. Non so se l'effetto barbabietola è un po' come quello della patata, ma sta di fatto che è davvero soffice. Fatevi tentare, anche se avete il sole intorno. Un po' di colore non ha mai fatto male a nessuno.
Altre ricette con le barbabietole: contorno di barbabietole e pinoli tostati, risotto alle barbabietole e feta, torta di barbabietole e cacao, dip di barbabietole, tagliatelle rosa con pesto di zucchine.
Ingredienti
- 500gr di farina bianca
- 2 cucchiaini di zucchero
- 2 cucchiaini di sale
- 150gr di barbabietole già cotte
- 1 mazzetto di coriandolo fresco
- acqua quanto basta
- 1 bustina di lievito secco
Disponete la farina a fontana e versate al centro il lievito, lo zucchero, il sale, il coriandolo e mescolate bene questi ingredienti. Frullate le barbabietole o schiacciatele con uno schiacciapatate ed aggiungetele alla farina. Versate acqua quanto basta a formare un composto morbido e senza grumi e lavorate per almeno 10 minuti. Coprite con un panno, mettete a lievitare in forno spento precedentemente riscaldato a 50 C, per 2 ore. Trascorse le due ore riprendete la pasta dal forno e impastatela velocemente. Mettetela in uno stampo a cerniera o altro a piacere, lasciate lievitare ancora per 30 minuti ed infornate a 250C per circa 45 minuti o fino a quando non si sarà dorato in superficie.
English please: Beetroot Bread
Ingredients
- 500gr white flour
- 2 tsp sugar
- 2 tsp salt
- 150gr pre cooked beetroot
- 1 small bunch of fresh coriander
- water
- 1 yeast sachet
Place the flour on a working surface and put the yeast, sugar, salt and chopped coriander in the middle. Mix well then add the mashed beetroot and start working the dough for about 10 minutes until you get a smooth one. Put the dough in a bowl, cover with a damp cloth and let it raise for 2 hours in a pre warmed oven. After 2 hours, remove the dough from the bowl, mix it quickly, put it in a oven cake tin, let it raise again for about 30 minutes and finally bake it a 250C for about 45 minuts or until golden on top.
16 April 2008
La prima volta che ho mangiato una "frittata al forno" è stato tempo fa a casa della zia Cenzina. Quando la mise in forno invece di friggerla rimasi un tantino perplessa, pensai che il gusto ne avrebbe risentito ed anche la consistenza. E invece no. Non solo è più salutare cuocerla in forno ma a mio avviso è anche più facile da realizzare specialmente per chi non ha il polso magico per fare le acrobazie da far girare la frittata in aria in un sol colpo. A me piace moltissimo questa versione che si presta a tantissime varianti. Ideale nei giorni in cui si è inondati di lavoro, come questi appena trascorsi.
Sostituite il formaggio cheddar, se non lo trovate, con altro formaggio duro tipo quello con i buchi. Utilizzate gli spinaci piuttosto che le bietole o la rucola o altre verdure a piacere.
Sostituite il formaggio cheddar, se non lo trovate, con altro formaggio duro tipo quello con i buchi. Utilizzate gli spinaci piuttosto che le bietole o la rucola o altre verdure a piacere.
Ingredienti
- 6 uova
- 300gr di spinaci
- 100gr di rucola
- 1 cipolla piccola
- 1 cucchiaio di noci tritate
- 50gr di formaggio cheddar grattugiato
- sale, pepe, olio
In un padella capiente, rosolate la cipolla con un po' di olio. Aggiungete gli spinaci lavati e leggermente scolati e fateli cuocere per qualche minuto, poi aggiungete la rucola e fate lo stesso. Lasciate le verdure croccanti e fate evaporare l'acqua in eccesso. In una terrina capiente, sbattete le uova, aggiungete il formaggio grattugiato, gli spinaci e la rucola. Salate, pepate ed infine aggiungete le noci tritate. Mescolate bene il tutto poi oleate leggermente una teglia a cerniera o ricopritela con carta da forno. Versate il composto ed infornate a 180 C per circa 40 minuti o fino a quando non si sarà dorata. Servite calda o fredda.
English please: Spinach and rucola cake
Ingredients
- 6 eggs
- 300gr spinach
- 100gr rucola
- 1 small chopped onion
- 1 Tbsp ground walnuts
- 50gr grated mature cheddar cheese
- salt, pepper, olive oil
Gently fry the chopped onion with a bit of olive oil. Wash the spinach and the rucola and add them to the pan cooking until the water has evaporated. Beat the eggs with a fork, add the grated cheese, spinach and rucola. Adjust with salt, pepper and add the ground walnuts. Gently grease an oven cake tin and pour the mixture. Bake at 180 for about 40 minutes or until golden on top. Serve hot or cold.
10 April 2008
Due delle domande più richieste ultimamente sono: cosa capperi fai nella vita e perché ti sposti in continuazione. Quel che faccio per mestiere lo si può anche leggere nel profilo e perché mi sposto in continuazione non è un mistero, basta leggere qua e là nei post per capirlo, ma a scanso di equivoci, qui lo dico e qui lo ripeto. Di professione faccio la Web Designer, ovvero disegno siti e lo faccio da casa, ed è anche per questo che il lavoro si sposta con me e non viceversa. All'inizio gli spostamenti erano una necessità, i primi 7 almeno lo sono stati, gli ultimi due invece sono stati una scelta. Ciò che all'inizio poteva sembrare una rottura di scatole, nonché apertura e richiusura delle stesse, adesso è diventato un modo per esplorare posti nuovi pur facendo lo stesso lavoro che è il mio punto fermo e costante da 4 anni e mezzo a questa parte. Quanto tempo rimarrò qui a Londra dipende molto da quel che accadrà, giorno dopo giorno, non è detto che mi sposterò altrove ma non è neanche detto il contrario. In genere non mi piace programmare e faccio fatica a decidere persino dove andare in vacanza se lo devo pianificare mesi prima. Solitamente i miei viaggi preferiti sono quelli last minute, che mi portano dove anche il caso ha scelto per me. Quindi nessuno mi ha chiamata per fare la chef da qualche parte (non avrei comunque le competenze per farlo visto che non ho mai fatto un corso di cucina in vita mia), non lavoro in nessun ristorante e non faccio nulla che sia legato al mondo del cibo (tranne continuare a cucinare e mangiare a casa mia). Sono fortunata, ecco.

La mia settimana si conclude con the ingredient of the week, ovvero la feta, quella avanzata dalla ricetta precedente. A volte basta un attrezzo nuovo o uno vecchio per scatenare la fantasia. E' il caso di questo piccolo taglia-ravioli che avevo da non so quanto tempo e che non ho mai usato, regalatomi dalla zia Cenzina, altro oggettino portato con me, ma non in valigia come qualcuno ha pensato, bensì spedito in un pacchetto prima della partenza, insieme alla macchina per la pasta e ad altri aggeggi. Avendo fatto tutto ad occhio mi è avanzato un bel po' di ripieno che ho usato a mo' di sugo il giorno dopo, con una semplice pasta. Non fatevi prendere dalla pigrizia come accade a volte a me, ed utilizzate il bianco dell'uovo per legare la pasta, altrimenti rischiate di vedere aprire i ravioli durante la cottura e non è un bello spettacolo!
La mia settimana si conclude con the ingredient of the week, ovvero la feta, quella avanzata dalla ricetta precedente. A volte basta un attrezzo nuovo o uno vecchio per scatenare la fantasia. E' il caso di questo piccolo taglia-ravioli che avevo da non so quanto tempo e che non ho mai usato, regalatomi dalla zia Cenzina, altro oggettino portato con me, ma non in valigia come qualcuno ha pensato, bensì spedito in un pacchetto prima della partenza, insieme alla macchina per la pasta e ad altri aggeggi. Avendo fatto tutto ad occhio mi è avanzato un bel po' di ripieno che ho usato a mo' di sugo il giorno dopo, con una semplice pasta. Non fatevi prendere dalla pigrizia come accade a volte a me, ed utilizzate il bianco dell'uovo per legare la pasta, altrimenti rischiate di vedere aprire i ravioli durante la cottura e non è un bello spettacolo!
Ingredienti per circa 20 ravioliIngredienti per il ripieno
- 100gr di farina bianca
- 1 uovo
- 1 pizzico di sale
- 1 bianco d'uovo
- 2/4 di butternut squash piccola
- 25gr di feta
- 1 cucchiaio di formaggio grattugiato
- 1 cucchiaino di noci tritate
- 1 cucchiaino di prezzemolo tritato
- 1 pizzico di noce moscata
- burro
- spezie secche (rosmarino, timo, alloro, basilico, santoreggia)
- sale, pepe
Preparate la sfoglia con la macchina per la pasta e tiratela sottile con il numero 5. Scottate la zucca in acqua, oppure cuocetela a vapore o in forno. Tenetene da parte una piccola quantità che userete per condire i ravioli. Riducetela in purea poi aggiungete tutti gli altri ingredienti e mescolate. Posizionate una piccola quantità di ripieno sulla sfoglia e tagliate i ravioli della forma che più vi piace o con l'attrezzo che preferite. Cuocete i ravioli in acqua bollente salata e scolateli non appena saranno venuti a galla. Tagliate a dadini piccoli la restante zucca e stufatela con un po' di burro in un pentolino, salate ed aggiungete le spezie. Condite i ravioli e servite subito.
English please: Butternut squash and feta ravioli
Ingredients for about 20 ravioliIngredients for the filling
- 100gr white flour
- 1 egg
- 1 pinch salt
- 1 egg white
- 2/4 small butternut squash
- 25gr feta
- 1 Tbsp grated cheese
- 1 tsp ground walnuts
- 1 tsp chopped parsley
- 1 pinch nutmeg
- butter
- dried spices (rosemary, thime, bay leaves, basil, savory)
- salt, pepper
Mix flour and egg together with a pinch of salt and work it until you get a soft ball. Fix the pasta maker on the table divide the dough and roll it out with number 4 for 3 times and finish with number 5. The sheets are now ready to be cut out. Boil, bake or steam the butternut squash leaving a little bit for the final decoration. Mash the squash and add parsley, walnuts, nutmeg, grated cheese and feta, adjust with salt and pepper and set aside. Put a little bit of the mixture on a sheet of pasta and cover with the another on top. Cut with a knife or with a ravioli cutter. Before closing the ravioli make sure you brushed them with a bit of egg white to prevent them from opening while cooking. Cook the ravioli in salty boiling water until they float in the water, about 3 minutes. Dice the remaining squash and gently fry it with a bit of butter and the spices, pour over the ravioli and serve immediately.
7 April 2008
Tra i pochi attrezzi da cucina che ho portato con me a Londra, non poteva mancare la macchina per fare la pasta. Ero indecisa fino all'ultimo ma poi ho pensato che se mi veniva voglia di pasta fresca, per fare la sfoglia non avrei avuto lo spazio necessario e quindi era essenziale averla a portata di mano. Cento grammi di farina ed un uovo sono necessari per sfamare due persone (o una come me molto affamata). E' incredibile poi quanto sia veloce da realizzare, tanto che se abitate in un posto pieno di traffico, fate prima a farla in casa che ad uscire per andarvela a comprare. Nel mio caso vince soprattutto il piacere di mangiare qualcosa che ho preparato con le mie mani dalla A alla Z.

Tornando in Inghilterra mi è subito venuta voglia di sperimentare con la feta, il formaggio greco fatto con latte di capra o di pecora, che di certo non è un ingrediente nuovo nella mia cucina, infatti lo si può utilizzare in svariati modi.

Tempo fa per esempio, fu il protagonista del risotto alle barbabietole e feta, oppure abbinato alla frutta con gli stuzzichini di anguria e feta, con le zucchine oppure sempre come antipasto nei cestini ripieni di pomodorini e feta. Questa volta l'ho usato per insaporire un sugo veloce, un po' come si fa con la ricotta forte, solo che la feta in confronto ha un gusto molto più delicato.

Per tagliare la pasta ho usato il fattapposta con le righe e quindi le fettuccine sono venute ricce, o simpaticamente zigrinate. Usate un coltello o una lama piatta, tipo un tagliapizza, se preferite la versione liscia.

Tornando in Inghilterra mi è subito venuta voglia di sperimentare con la feta, il formaggio greco fatto con latte di capra o di pecora, che di certo non è un ingrediente nuovo nella mia cucina, infatti lo si può utilizzare in svariati modi.
Tempo fa per esempio, fu il protagonista del risotto alle barbabietole e feta, oppure abbinato alla frutta con gli stuzzichini di anguria e feta, con le zucchine oppure sempre come antipasto nei cestini ripieni di pomodorini e feta. Questa volta l'ho usato per insaporire un sugo veloce, un po' come si fa con la ricotta forte, solo che la feta in confronto ha un gusto molto più delicato.
Per tagliare la pasta ho usato il fattapposta con le righe e quindi le fettuccine sono venute ricce, o simpaticamente zigrinate. Usate un coltello o una lama piatta, tipo un tagliapizza, se preferite la versione liscia.
Non si fa in tempo a dire è arrivata la primavera che inizia a nevicare. Questo era ieri, oggi invece è stata una giornata di sole anche se molto fredda. (oh dear! ho ricominciato a parlare del tempo!)
Ingredienti per le fettuccine per 2 personeIngredienti per il sugo
- 100gr di farina bianca
- 1 uovo
- 1 pizzico di sale
- 1 scatola di pomodori pelati
- 1 spicchio d'aglio
- peperoncino a piacere
- 1 pizzico di origano
- 50gr di feta
- olio d'oliva
- sale
Per le fettuccine impastate gli ingredienti e lavorateli fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Tirate la pasta con il mattarello oppure con la macchina per la pasta, fatela asciugare per circa 15 minuti e poi tagliatela con l'apposito attrezzo oppure con un coltello a lama liscia.
Soffriggete l'aglio ed il peperoncino in un po' di olio, aggiungete i pelati e l'origano e cuocete per circa 10 minuti a fiamma bassa. Quando il sugo si sarà rappreso un po' aggiungete la feta, mescolate e spegnete subito. Cuocete la pasta in acqua salata e calcolate circa 3 minuti da quando l'acqua inizia a bollire nuovamente. Scolate la pasta e risottatela insieme al sugo per qualche istante. Servite subito cospargendo a piacere ancora un po' di feta.
English please: Fettuccine with feta and tomato sauce
Ingredients for the fettuccine for 2Ingredients for the sauce
- 100gr white flour
- 1 egg
- 1 pinch salt
- 1 can chopped tomatoes
- 1 garlic clove
- chilly pepper to taste
- 1 pinch oregano
- 50gr Greek feta
- olive oil
- salt
To make fettuccine, mix all the ingredients to form a smooth dough. Then work the pasta with a rolling pin or use a pasta machine to get thin layers of sheets. Let it dry for about 15 minutes then cut it with a knife or with a pizza cutter.
Make the sauce by gently frying a garlic clove and chilly in a bit of olive oil. Add the chopped tomatoes and the oregano, adjust with salt and cook for about 10 minutes. Finally add the feta, mix well and remove the pan from heat. Cook the pasta in plenty of salty water for about 3 minutes from when the water starts boling again. Drain it well and toss in the sauce pan for a few moments. Serve immediately adding some more feta on top if you like.
3 April 2008
La primavera sembra essere arrivata anche qui, se pure intervallata da due o tre gocce di acqua qua e là, un giorno si e due no il cielo azzurro c'è anche quassù. Viene proprio voglia di stare all'aria aperta, soprattutto ora che le giornate si sono allungate e che fino alle sette e mezza di sera c'è ancora tanta luce per andarsene a spasso.
Non ho ancora realizzato per bene dove sono e per ora durante la settimana, non sono ancora riuscita a sfruttare il fatto che sono a Londra (magari se me lo ripeto me ne rendo conto) e che c'è tutto un mondo fuori da questo flat da scoprire anche durante la settimana.

Non ho ancora realizzato per bene dove sono e per ora durante la settimana, non sono ancora riuscita a sfruttare il fatto che sono a Londra (magari se me lo ripeto me ne rendo conto) e che c'è tutto un mondo fuori da questo flat da scoprire anche durante la settimana.
Questo sabato a venire cercherò di fare quello che lo scorso non ho fatto, ovvero andare al Portobello's Market, il tempo promette molto bene e bisogna approfittarne, speriamo che non arrivino imprevisti ad impedirmelo.
Se anche voi vi preparate a stare all'aria aperta o se state pensando ad un picnic al mare o nel giardino di casa vostra, forse questi panini possono venirvi in soccorso. Semplici da fare, soffici e gustosi e soprattutto li potete riempire con quello che più vi piace. Io ho scelto quello che avevo in casa: insalata, crema di avocado (o guacamole) e pomodorini ciliegia. Buon mese di Aprile a tutti!
Se anche voi vi preparate a stare all'aria aperta o se state pensando ad un picnic al mare o nel giardino di casa vostra, forse questi panini possono venirvi in soccorso. Semplici da fare, soffici e gustosi e soprattutto li potete riempire con quello che più vi piace. Io ho scelto quello che avevo in casa: insalata, crema di avocado (o guacamole) e pomodorini ciliegia. Buon mese di Aprile a tutti!
Ingredienti per circa 15 piccoli panini
- 450gr di farina bianca
- 2 cucchiaini di zucchero
- 2 cucchiaini di sale
- 50gr di burro
- 1 bustina di lievito
- 300ml di latte tiepido
Impastate la farina, lo zucchero, il burro morbido, il lievito, il sale ed il latte tiepido fino ad ottenere una pasta liscia. Mettete la pasta in una scodella capiente, copritela con un panno umido e lasciatela lievitare nel forno spento, precedentemente riscaldato a 50 C, per circa 2 ore. Con le mani formate delle palline piccole e mettetele su una teglia unta con un po' di olio. Infornate a 200 C per circa 20 minuti o fino a quando non si saranno dorati. Fate li raffreddare completamente poi riempiteli a piacere.
English please: Mini Panini with milk and butter
Ingredients
- 450gr white flour
- 2 tsp sugar
- 2 tsp salt
- 50gr melted butter
- 1 yeast sachet
- 300ml warm milk
Mix all the ingredients until a soft dough is formed. Pre-heat the oven at 50 C and turn it off. Put the dough in a bowl, cover with a damp cloth and leave it to raise in the oven for about 2 hours. Remove the dough from the oven, form small balls with your hands and bake it at 200 C for about 20 minutes or until golden at the top. Let it cool completely then fill with your favourite ingredients.
31 March 2008
E' un tranquillo venerdì sera come tanti, solo che sono a Londra e potrei spassarmela allegramente. Invece no, ho deciso che l'indomani andrò al Portobello Market e quindi preferisco starmene a casa ed andare a letto presto in modo da essere fresca e riposata per la lunga camminata che mi attende. A Portobello non credo di esserci mai stata, durante tutte le precedenti escursioni a Londra, è una di quelle tappe che non ho ancora esplorato. Mi metto a cercare informazioni, soprattutto su come arrivarci da casa e per non perdermi. Facile, in un oretta al massimo sono lì. Ho preso spunto dagli appunti di Kijaretta che ha redatto una mini guida di Londra che potete scaricare anche in versione .pdf e quindi non mancherò di visitare i posti da lei consigliati.
Mi metto a letto molto presto, intorno alle 10pm. Per chi non mi conoscesse, dormire è il mio hobby preferito, in testa persino al cucinare e a tutto il resto, a volte andrei a dormire alle 8 di sera, spesso lo faccio anche.
Dalla finestra basculante sopra il mio letto, vedo le nuvole viaggiare velocemente, le stelle questa stasera non si vedono e a dire il vero non mi pare ancora di averle mai viste da quando sono qui, tanto è sempre stato nuvoloso per la maggior parte delle volte. La luna invece, quella si, l'ho vista, bella, luminosa, tonda, piena. Qualche gabbiano e qualche aereo invece sono all'ordine del giorno.
La pioggia inizia a cadere piano piano e produce un suono prima lento e poi più forte ed insistente che non fa altro che conciliarmi il sonno, anche se non ce n'è bisogno.Cado in un sonno profondo in men che non si dica, solitamente mi bastano 5 secondi contati per cadere in una specie di catalessi totale e sempre solitamente non mi sveglio mai di notte tranne se un brutto sogno...
E infatti proprio verso le 4 del mattino, un rumore piuttosto forte mi sveglia. Stavo sognando di aprire una busta di plastica e quando ho aperto gli occhi non ho subito capito se il sogno era la realtà o se la realtà si era intrufolata nel mio sogno. O se?
Trattenevo il respiro mentre con gli occhi spalancati cercavo di farmi luce nel buio, immobile, senza fermarmi, trasudando caldo e freddo e cercando di capire cosa potesse essere. Ho subito pensato che ci fosse qualcuno in casa, senza ombra di dubbio, qualcuno sulle scale che stava rovistando tra buste di plastica per cercare chissà cosa poi. Non sapevo se chiamare la polizia e poi gridare "Chi va là" (alt o sparo) o se chiedere prima "Chi è?" e poi chiamare la polizia, sperando magari che il ladro rispondesse: "Sono il ladro, c'è qualcuno in casa?".
No, in realtà non sono riuscita a muovermi di un millimetro, tanto ero pietrificata. Non vedo niente, eppure qualcosa ci deve essere, qualcuno, qualcosa.
Fuori piove e c'è un gran vento, con tutti gli spifferi che hanno le case inglesi, sicuramente saranno le buste di plastica sotto il lavandino. Guarda caso un soffio di vento forte coincide in quel momento con il rumore di buste. Cerco di tranquillizzarmi, ma no, non mi alzo dal letto, il cuore è a mille ma io non mi alzo. In realtà ho più paura che ci sia qualcosa che qualcuno. Non sento passi, no, non può essere qualcuno. Ma allora che cos'è?
Riconosco questo rumore, si che lo riconosco. Lo scorso anno in Devon ho vissuto la stessa esperienza, forse anche più drammatica. Il Rattotulle che mi stavo crescendo in cucina era di dimensioni di un piccolo scoiattolo, che entrava ed usciva a suo piacimento da un buco sotto il lavandino, non solo, si stava costruendo il nido sotto la cucina, con le mie noci!
La cucina all'epoca era al piano terreno ed io dormivo al piano di sopra. Me ne sono accorta solo perché per un periodo ho dormito sul divano accanto al camino, che mi piaceva tanto perché faceva tanto baita di montagna. Dalla cucina adiacente ad ogni mezzanotte di ogni notte sentivo rumori molesti come di qualcuno che rovista o di vento che smuove.
Insomma il rumore era lo stesso, smetteva per qualche secondo, poi riprendeva, poi smetteva. Ho cercato di fare luce con il telefonino, ma era troppo buio ed io troppo cieca per vedere chiaramente qualcosa. Dopo mezz'ora mi sono alzata, ho acceso la luce e sono andata in bagno a prendere un bastone che serve per aprire la finestra del bagno che da sul tetto.
Mi sono rimessa a letto, nel frattempo il rumore si è arrestato. Dal letto alla cucina, essendo un monolocale, ci saranno circa due metri. Ho smosso il carrello di fronte a me e quando ho toccato la busta del pane, ho visto che qualcosa effettivamente si muoveva.
OH-MY-GOD! In realtà l'imprecazione è stata un'altra ma questa rende l'idea. Ho smosso ancora perché DOVEVO essere sicura che ci fosse qualcosa, a costo di farmi venire un infarto.
Un topo, sarà stato lungo 10cm, è schizzato prima fuori dalla busta del pane, poi sotto il mio letto - Oddio ti prego non farlo saltare SOPRA il mio letto - poi fuori da sotto il letto ed infine è scomparso.
Ho piantato un urlo contenuto, ma speravo che qualcuno mi sentisse per venire a vedere che cosa fosse successo. Niente. Qui posso anche morire che tanto non mi sente nessuno.
Se c'è una cosa che proprio non sopporto, beh quelli sono proprio i topi, in cucina ed a casa mia! Credo ormai di avere la fobia dei topi, per mesi ho cercato di rimuoverne il pensiero, la visione, per qualche tempo li ho pure sognati ed il disgusto era sempre lo stesso. Poi è venuto fuori quel simpatico film-cartone e tutti a dire quanto è bello Rattotu quanto è bello Rattata ed io avrei messo uno di quelli nella cucina di ognuno per fargli capire quanto fosse poco divertente averne uno in casa. Per dire, se non è mai successo non si può capire. Ed il mio senso dell'umorismo è davvero scarso in merito. Non riesco a riderci sopra, è più forte di me.
Mi sono alzata e sono stata in un angolo della stanza fino alle 8, non ho più dormito ovviamente, ed ho atteso un orario decente per chiamare il padrone di casa. Nel frattempo ho chiamato chi potevo, cercando conforto. Le otto di sabato mattina, lo so, non è un orario decente per svegliare chiunque, figuriamoci un inglese che magari la sera prima ha fatto bagordi al pub.
Segreteria telefonica, lascio un messaggio. "Ho un problema qui a casa, chiamami appena possibile, è urgente". Le otto e mezza, le nove, le dieci. Niente. Non mi richiama. Cerco intanto il modo per espatriare, un posto letto, asilo politico. Io stanotte in questa casa non ci dormo.
Presa dallo sconforto più totale scendo al piano di sotto e vado a bussare al vicino. Mi apre uno sconosciuto:
- C'è Gavin?
- Gavin è sotto la doccia, posso esserti utile? Io sono Jason, il suo fidanzato.
Jason è un ragazzone altissimo, mi ispira fiducia.
- Avrei bisogno di parlare con qualcuno, gli dico.
- Che è successo?
- I got a mouse in my kitchen - e scoppio a piangere.
Devo avergli fatto davvero tenerezza. Mi dice guarda, se c'è un topo in casa Gavin non ti può aiutare, vengo io.
Sale su e si mette a guardare sotto la cucina, poi mi consiglia di richiamare il mio padrone di casa e di farmi sistemare i buchi.
Nel frattempo io riesco nuovamente ad avvicinarmi alla cucina dalla quale fino ad allora non avevo osato avvicinarmi.
Jason se ne torna giù e dopo mezz'ora arriva Gavin. Coraggioso più che mai anche lui guarda sotto la cucina e questa volta ci guardo anch'io. Notiamo infatti che il topo proviene proprio da lì e che questi buchi vanno tappati alla sorgente.
Finalmente il padrone di casa chiama.
- Che problema c'è?
- Ho un topo in casa.
- Right. (Che è un po' come dire "E quindi? Che vuoi da me?")
- Dovresti venire a dare un occhiata perché io non ho voglia di dormire coi topi stanotte.
- Ci penso e ti richiamo - dice lui.
Ma che devi pensare? Non so se hai capito. Ho un topo in cucina che di notte rovista tra il mio pane che di giorno io mangio. Per fortuna il pane era secco e comunque non lo avrei mangiato, ma insomma il senso dell'igiene?
Intanto Gavin mi ospita nel suo flat, mi offre persino un caffè fatto con la moca e degli shortbread. Parliamo del più del meno, per fortuna riesce a farmi distrarre con questo e quell'altro discorso, è un occasione per conoscerci meglio.
Trattenevo il respiro mentre con gli occhi spalancati cercavo di farmi luce nel buio, immobile, senza fermarmi, trasudando caldo e freddo e cercando di capire cosa potesse essere. Ho subito pensato che ci fosse qualcuno in casa, senza ombra di dubbio, qualcuno sulle scale che stava rovistando tra buste di plastica per cercare chissà cosa poi. Non sapevo se chiamare la polizia e poi gridare "Chi va là" (alt o sparo) o se chiedere prima "Chi è?" e poi chiamare la polizia, sperando magari che il ladro rispondesse: "Sono il ladro, c'è qualcuno in casa?".
No, in realtà non sono riuscita a muovermi di un millimetro, tanto ero pietrificata. Non vedo niente, eppure qualcosa ci deve essere, qualcuno, qualcosa.
Fuori piove e c'è un gran vento, con tutti gli spifferi che hanno le case inglesi, sicuramente saranno le buste di plastica sotto il lavandino. Guarda caso un soffio di vento forte coincide in quel momento con il rumore di buste. Cerco di tranquillizzarmi, ma no, non mi alzo dal letto, il cuore è a mille ma io non mi alzo. In realtà ho più paura che ci sia qualcosa che qualcuno. Non sento passi, no, non può essere qualcuno. Ma allora che cos'è?
Riconosco questo rumore, si che lo riconosco. Lo scorso anno in Devon ho vissuto la stessa esperienza, forse anche più drammatica. Il Rattotulle che mi stavo crescendo in cucina era di dimensioni di un piccolo scoiattolo, che entrava ed usciva a suo piacimento da un buco sotto il lavandino, non solo, si stava costruendo il nido sotto la cucina, con le mie noci!
La cucina all'epoca era al piano terreno ed io dormivo al piano di sopra. Me ne sono accorta solo perché per un periodo ho dormito sul divano accanto al camino, che mi piaceva tanto perché faceva tanto baita di montagna. Dalla cucina adiacente ad ogni mezzanotte di ogni notte sentivo rumori molesti come di qualcuno che rovista o di vento che smuove.
Insomma il rumore era lo stesso, smetteva per qualche secondo, poi riprendeva, poi smetteva. Ho cercato di fare luce con il telefonino, ma era troppo buio ed io troppo cieca per vedere chiaramente qualcosa. Dopo mezz'ora mi sono alzata, ho acceso la luce e sono andata in bagno a prendere un bastone che serve per aprire la finestra del bagno che da sul tetto.
Mi sono rimessa a letto, nel frattempo il rumore si è arrestato. Dal letto alla cucina, essendo un monolocale, ci saranno circa due metri. Ho smosso il carrello di fronte a me e quando ho toccato la busta del pane, ho visto che qualcosa effettivamente si muoveva.
OH-MY-GOD! In realtà l'imprecazione è stata un'altra ma questa rende l'idea. Ho smosso ancora perché DOVEVO essere sicura che ci fosse qualcosa, a costo di farmi venire un infarto.
Un topo, sarà stato lungo 10cm, è schizzato prima fuori dalla busta del pane, poi sotto il mio letto - Oddio ti prego non farlo saltare SOPRA il mio letto - poi fuori da sotto il letto ed infine è scomparso.
Ho piantato un urlo contenuto, ma speravo che qualcuno mi sentisse per venire a vedere che cosa fosse successo. Niente. Qui posso anche morire che tanto non mi sente nessuno.
Se c'è una cosa che proprio non sopporto, beh quelli sono proprio i topi, in cucina ed a casa mia! Credo ormai di avere la fobia dei topi, per mesi ho cercato di rimuoverne il pensiero, la visione, per qualche tempo li ho pure sognati ed il disgusto era sempre lo stesso. Poi è venuto fuori quel simpatico film-cartone e tutti a dire quanto è bello Rattotu quanto è bello Rattata ed io avrei messo uno di quelli nella cucina di ognuno per fargli capire quanto fosse poco divertente averne uno in casa. Per dire, se non è mai successo non si può capire. Ed il mio senso dell'umorismo è davvero scarso in merito. Non riesco a riderci sopra, è più forte di me.
Mi sono alzata e sono stata in un angolo della stanza fino alle 8, non ho più dormito ovviamente, ed ho atteso un orario decente per chiamare il padrone di casa. Nel frattempo ho chiamato chi potevo, cercando conforto. Le otto di sabato mattina, lo so, non è un orario decente per svegliare chiunque, figuriamoci un inglese che magari la sera prima ha fatto bagordi al pub.
Segreteria telefonica, lascio un messaggio. "Ho un problema qui a casa, chiamami appena possibile, è urgente". Le otto e mezza, le nove, le dieci. Niente. Non mi richiama. Cerco intanto il modo per espatriare, un posto letto, asilo politico. Io stanotte in questa casa non ci dormo.
Presa dallo sconforto più totale scendo al piano di sotto e vado a bussare al vicino. Mi apre uno sconosciuto:
- C'è Gavin?
- Gavin è sotto la doccia, posso esserti utile? Io sono Jason, il suo fidanzato.
Jason è un ragazzone altissimo, mi ispira fiducia.
- Avrei bisogno di parlare con qualcuno, gli dico.
- Che è successo?
- I got a mouse in my kitchen - e scoppio a piangere.
Devo avergli fatto davvero tenerezza. Mi dice guarda, se c'è un topo in casa Gavin non ti può aiutare, vengo io.
Sale su e si mette a guardare sotto la cucina, poi mi consiglia di richiamare il mio padrone di casa e di farmi sistemare i buchi.
Nel frattempo io riesco nuovamente ad avvicinarmi alla cucina dalla quale fino ad allora non avevo osato avvicinarmi.
Jason se ne torna giù e dopo mezz'ora arriva Gavin. Coraggioso più che mai anche lui guarda sotto la cucina e questa volta ci guardo anch'io. Notiamo infatti che il topo proviene proprio da lì e che questi buchi vanno tappati alla sorgente.
Finalmente il padrone di casa chiama.
- Che problema c'è?
- Ho un topo in casa.
- Right. (Che è un po' come dire "E quindi? Che vuoi da me?")
- Dovresti venire a dare un occhiata perché io non ho voglia di dormire coi topi stanotte.
- Ci penso e ti richiamo - dice lui.
Ma che devi pensare? Non so se hai capito. Ho un topo in cucina che di notte rovista tra il mio pane che di giorno io mangio. Per fortuna il pane era secco e comunque non lo avrei mangiato, ma insomma il senso dell'igiene?
Intanto Gavin mi ospita nel suo flat, mi offre persino un caffè fatto con la moca e degli shortbread. Parliamo del più del meno, per fortuna riesce a farmi distrarre con questo e quell'altro discorso, è un occasione per conoscerci meglio.
Dopo mezz'ora il padrone di casa richiama:
- Ok, Francesca. Ho ospiti a casa, non posso venire.
- ??? Come sarebbe non puoi venire?
- Guarda, mi dispiace ma non posso mollarli qua, appena mi libero ti richiamo.
- Come sarebbe appena ti liberi? Io non ci dormo con i topi stasera.
- Mi dispiace ma come ti ho già detto ho ospiti e non posso venire, appena mi libero ti chiamo. Considera che sei a Londra e che è normale avere topi in giro.
- NORMALE?
Sarà normale per te!
Dopo mezz'ora mi chiama e si presenta con la sua fidanzata che è più sveglia di lui (ma non avevi ospiti?!). Mi tappa i buchi alla buona (così lo sapevo fare anch'io), enfatizza il fatto che lei ha convissuto con decine di topi in vita sua e che in fondo non è questo big deal. Fattene una ragione insomma.
Quando sono arrivata in questa zona la prima cosa che ho pensato è stata: qua sarà pieno di topi, a giudicare da come tengono la spazzatura: in sacchi neri fuori dai bidoni e la raccolta avviene una volta la settimana, che non è come a Napoli ma insomma... Successivamente ho pensato: Io sto al terzo piano e almeno sto tranquilla, i topi non ci arrivano fin quassù. W-R-O-N-G!
Ci arrivano eccome, specialmente se le case sono quelle del dopoguerra, fatte tutte di legno e talmente instabili che quando c'è vento forte o quando passa il treno sotto, oscillano. I am not kidding.

- Ok, Francesca. Ho ospiti a casa, non posso venire.
- ??? Come sarebbe non puoi venire?
- Guarda, mi dispiace ma non posso mollarli qua, appena mi libero ti richiamo.
- Come sarebbe appena ti liberi? Io non ci dormo con i topi stasera.
- Mi dispiace ma come ti ho già detto ho ospiti e non posso venire, appena mi libero ti chiamo. Considera che sei a Londra e che è normale avere topi in giro.
- NORMALE?
Sarà normale per te!
Dopo mezz'ora mi chiama e si presenta con la sua fidanzata che è più sveglia di lui (ma non avevi ospiti?!). Mi tappa i buchi alla buona (così lo sapevo fare anch'io), enfatizza il fatto che lei ha convissuto con decine di topi in vita sua e che in fondo non è questo big deal. Fattene una ragione insomma.
Quando sono arrivata in questa zona la prima cosa che ho pensato è stata: qua sarà pieno di topi, a giudicare da come tengono la spazzatura: in sacchi neri fuori dai bidoni e la raccolta avviene una volta la settimana, che non è come a Napoli ma insomma... Successivamente ho pensato: Io sto al terzo piano e almeno sto tranquilla, i topi non ci arrivano fin quassù. W-R-O-N-G!
Ci arrivano eccome, specialmente se le case sono quelle del dopoguerra, fatte tutte di legno e talmente instabili che quando c'è vento forte o quando passa il treno sotto, oscillano. I am not kidding.
Tappati i buchi alla buona (notare le rifiniture nella foto in alto), risolto il problema. Per sicurezza mi è stata anche fornita una live-trap che tengo in un angolo della casa e che credo terrò per il resto della mia permanenza, così tanto per dormire tranquilla.
Un consiglio spassionato a chi si avventurasse da queste parti in generale: controllate bene i buchi della vostra cucina e della vostra casa in generale, con il fatto che ero al terzo piano a me è sfuggito questo particolare. Pare che statisticamente ci sia un topo ogni 5 metri di raggio, mi sono documentata, ormai so tutto. Se c'erano topi persino nella cucina della Regina, direi che io con uno soltanto non posso proprio lamentarmi. Ha proprio ragione glamourama quando dice che in Inghilterra non c'è privacy! Certo tra l'omino del gas che entra in casa senza preavviso ed un topo, io francamente preferisco di gran lunga il primo.
Dopo il disgustoso, ammetto che è molto difficile, torno al gustoso. La ricetta è volutamente ispirata, se pur riadattata, a quella pubblicata sul numero di Aprile di Sale & Pepe. E' il mio personale ringraziamento per l'articolo che parla dei food blog e che vede protagonista la sottoscritta ed altre fior fior di colleghe. Non vi resta che sfogliarlo per capire di chi si tratta! (grazie a gata che ci ha fatto anche un piccolo post sull'avvenimento)
Per sdrammatizzare, oggi ci riesco almeno, mi godo gli UB40 con la simpatica "Rat in my kitchen". Grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuta moralmente e psicologicamente ed a chi ho volontariamente svegliato all'alba. Da Londra, le avventure di fiordizucca, non finiscono qui.
Un consiglio spassionato a chi si avventurasse da queste parti in generale: controllate bene i buchi della vostra cucina e della vostra casa in generale, con il fatto che ero al terzo piano a me è sfuggito questo particolare. Pare che statisticamente ci sia un topo ogni 5 metri di raggio, mi sono documentata, ormai so tutto. Se c'erano topi persino nella cucina della Regina, direi che io con uno soltanto non posso proprio lamentarmi. Ha proprio ragione glamourama quando dice che in Inghilterra non c'è privacy! Certo tra l'omino del gas che entra in casa senza preavviso ed un topo, io francamente preferisco di gran lunga il primo.
Dopo il disgustoso, ammetto che è molto difficile, torno al gustoso. La ricetta è volutamente ispirata, se pur riadattata, a quella pubblicata sul numero di Aprile di Sale & Pepe. E' il mio personale ringraziamento per l'articolo che parla dei food blog e che vede protagonista la sottoscritta ed altre fior fior di colleghe. Non vi resta che sfogliarlo per capire di chi si tratta! (grazie a gata che ci ha fatto anche un piccolo post sull'avvenimento)
Per sdrammatizzare, oggi ci riesco almeno, mi godo gli UB40 con la simpatica "Rat in my kitchen". Grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuta moralmente e psicologicamente ed a chi ho volontariamente svegliato all'alba. Da Londra, le avventure di fiordizucca, non finiscono qui.
Ingredienti per 4
- 200gr di pasta
- 300gr di piselli mangiatutto
- 200ml di panna
- 1 pizzico di pistilli di zafferano
- 1 piccola cipolla
- 1 cucchiaio di mandorle tritate grossolanamente
- olio, sale, pepe
Tagliate i piselli mangiatutto e scottateli in acqua per circa 5 minuti. Nel frattempo soffriggete la cipolla in un po' di olio, aggiungete i piselli e lasciate insaporire. Aggiungete la panna, regolate di sale e pepe e cuocete a fiamma bassa per altri 5 minuti circa. Infine aggiungete lo zafferano, mescolate e spegnete. Tostate le mandorle in un tegamino antiaderente senza condimento. Cuocete la pasta al dente, scolatela e passatela nella padella con la panna. Saltate per qualche istante ed infine aggiungete le mandorle tostate in precedenza.
English please: Lumache pasta with mange tout in cream of saffron
Ingredients for 4
- 200gr lumache pasta
- 300gr mange tout
- 200ml single cream
- 1 pinch saffron
- 1 small onion
- 1 Tbsp roughly grounded toasted almonds
- olive oil, salt, pepper
Cut the mange tout and boil in water for about 5 minutes. Mean time gently fry the onion in a bit of olive oil, add the drained mange tout, salt, pepper and cook for a futher 5 minutes. Add then the single cream, give it a good stir and finally the saffron threads. Mix well and remove the pan from heat. Toast the grounded almonds in a non stick pan. Cook the pasta al dente, drain it well and put toss it with the sauce. Serve hot and garnish with the almonds on top.
28 March 2008
Sono passate due settimane e sembra già una vita che sono qui, così come sembra passata una vita dall'ultimo post! A dire il vero tra le meritate vacanze e tra il fatto che qui non si finisce mai di scoprire cose nuove, il tempo sembra essersi ridotto notevolmente.
Sono stata accolta da una gran pioggia il giorno 15 Marzo, tanto violenta che il vento la faceva scorrere orizzontale, piuttosto che verticale. Il giorno dopo, domenica mattina, mi sono ugualmente avventurata per lo shopping essenziale: un telefono, della carta igienica, un po' di pane, qualche lattina di pelati, una bottiglietta d'olio, un po' di sale... e insomma proprio il minimo indispensabile. Sono uscita di casa munita di giacca a vento ed ombrellino multi color, avendo già scordato che qui, in Inghilterra, l'ombrello non si usa, e ci sarà un motivo. Al ritorno dallo shopping avevo tutto ciò che mi serviva, incluso un carrello per la spesa ed un ombrello multi color rotto, ribaltato dal vento più volte e completamente inutile, semmai di impiccio.
Un paio di volte ho pensato: "Ma chi me lo ha fatto fare? Stavo così bene al caldo" seguito da un "Se il rientro è così traumatico a livello climatico, in fondo non può che migliorare".
Sono seguiti giorni di ulteriore vento e pioggia, qualche raggio di sole però si è visto ed è sempre come un miracolo, uno splendido miracolo!
Grazie alle feste pasquali ho potuto godermi qualche giornata di sana vacanza e soprattutto ho cercato di capire dov'ero e come facevo ad arrivare dove. Tutto estremamente semplice, una volta capito da che parte andare. Inutile sottolineare che mi sono persa un paio di volte in maniera strepitosa e soprattutto andando nell'esatta opposta direzione rispetto al luogo che dovevo raggiungere, ovvero casa. In una occasione mi è venuto in soccorso un ragazzo mezzo ubriaco che nonostante il tasso alcolico ha saputo farfugliare indicazioni ben precise, in realtà quella sbronza sembravo io, che, nonostante lui mi abbia ripetuto ben tre volte da che parte andare, sono riuscita nuovamente ad andare nella direzione sbagliata. Ah, Luisa! (n.d.r. il mio navigatore), perché non ti ho portata con me?!
Sono stata accolta da una gran pioggia il giorno 15 Marzo, tanto violenta che il vento la faceva scorrere orizzontale, piuttosto che verticale. Il giorno dopo, domenica mattina, mi sono ugualmente avventurata per lo shopping essenziale: un telefono, della carta igienica, un po' di pane, qualche lattina di pelati, una bottiglietta d'olio, un po' di sale... e insomma proprio il minimo indispensabile. Sono uscita di casa munita di giacca a vento ed ombrellino multi color, avendo già scordato che qui, in Inghilterra, l'ombrello non si usa, e ci sarà un motivo. Al ritorno dallo shopping avevo tutto ciò che mi serviva, incluso un carrello per la spesa ed un ombrello multi color rotto, ribaltato dal vento più volte e completamente inutile, semmai di impiccio.
Un paio di volte ho pensato: "Ma chi me lo ha fatto fare? Stavo così bene al caldo" seguito da un "Se il rientro è così traumatico a livello climatico, in fondo non può che migliorare".
Sono seguiti giorni di ulteriore vento e pioggia, qualche raggio di sole però si è visto ed è sempre come un miracolo, uno splendido miracolo!
Grazie alle feste pasquali ho potuto godermi qualche giornata di sana vacanza e soprattutto ho cercato di capire dov'ero e come facevo ad arrivare dove. Tutto estremamente semplice, una volta capito da che parte andare. Inutile sottolineare che mi sono persa un paio di volte in maniera strepitosa e soprattutto andando nell'esatta opposta direzione rispetto al luogo che dovevo raggiungere, ovvero casa. In una occasione mi è venuto in soccorso un ragazzo mezzo ubriaco che nonostante il tasso alcolico ha saputo farfugliare indicazioni ben precise, in realtà quella sbronza sembravo io, che, nonostante lui mi abbia ripetuto ben tre volte da che parte andare, sono riuscita nuovamente ad andare nella direzione sbagliata. Ah, Luisa! (n.d.r. il mio navigatore), perché non ti ho portata con me?!
Dopo due settimane sono finalmente capace di uscire di casa e ritornarci, senza ombra di dubbio. La mia nuova dimora è in realtà un capiente studio flat (detto così fa molto fico in realtà è uno spazioso monolocale) nel cuore del distretto di Hackney. Un area molto interessante, popolata di gente di diversa provenienza, ceto e religione, e qualche inglese qua e là.
Ho imparato subito che vivere in una grande metropoli ha i suoi vantaggi. Me ne sono particolarmente accorta quando lo scorso sabato sera in mezz'ora ho raggiunto la Royal Albert All per assistere ad un concerto della Royal Philharmonic Orchestra, oppure quando lunedì pomeriggio ho visitato la Vanity Fair exhibition alla National Portrait Gallery, per non parlare del negozio italiano sotto casa che vende mortadella tagliata fine fine, pasta italiana, ristoranti Thailandesi, Angoliani, Africani, Giapponesi e chi più ne ha più ne metta. Insomma questo è un po' di quello che ho fatto nelle mie prime due settimane di vita londinese: ho goduto di tutta questa vita che durante lo scorso anno mi ero preclusa. Certamente quando ho parlato dell'Italia nell'ultimo post, non volevo dire che l'Italia è brutta o che si vive male, ma semplicemente che a me non piace più per molti aspetti, che è la mia modesta e personale opinione e che vale esattamente 2 pence.

Nella mia nuova casa c'è giusto lo spazio per qualche piatto e pentola, spero di non farmi prendere dalla mania di comprarne più di quelli che mi è concesso, quindi per ora credo che la finta porcellana bianca Argos 12 pezzi 5 sterline, la farà da padrona.
Come in ogni nuova casa che si rispetti, credo che il forno sia la cosa più difficile da azzeccare. Il mio nuovo è elettrico e non ventilato. Complice un lievito tutto italiano ho sfornato queste due teglie di pizza che volendo basterebbero per tutto il condominio, composto in totale da 4 persone. La ricetta è quasi inutile: basta un po' di farina bianca, un po' di semolino (perché quella di grano duro non l'ho ancora trovata), 2 cucchiaini di zucchero, 2 di sale, una bustina del vostro lievito preferito, un po' di pelati tagliati a pezzettini, olio, origano, tonno o acciughe per guarnire. Questo è quello che avevo in casa, questo è quello che ho usato. Direi che il forno funziona alla grande. Ben ritrovati a tutti!
Ho imparato subito che vivere in una grande metropoli ha i suoi vantaggi. Me ne sono particolarmente accorta quando lo scorso sabato sera in mezz'ora ho raggiunto la Royal Albert All per assistere ad un concerto della Royal Philharmonic Orchestra, oppure quando lunedì pomeriggio ho visitato la Vanity Fair exhibition alla National Portrait Gallery, per non parlare del negozio italiano sotto casa che vende mortadella tagliata fine fine, pasta italiana, ristoranti Thailandesi, Angoliani, Africani, Giapponesi e chi più ne ha più ne metta. Insomma questo è un po' di quello che ho fatto nelle mie prime due settimane di vita londinese: ho goduto di tutta questa vita che durante lo scorso anno mi ero preclusa. Certamente quando ho parlato dell'Italia nell'ultimo post, non volevo dire che l'Italia è brutta o che si vive male, ma semplicemente che a me non piace più per molti aspetti, che è la mia modesta e personale opinione e che vale esattamente 2 pence.
Nella mia nuova casa c'è giusto lo spazio per qualche piatto e pentola, spero di non farmi prendere dalla mania di comprarne più di quelli che mi è concesso, quindi per ora credo che la finta porcellana bianca Argos 12 pezzi 5 sterline, la farà da padrona.
Come in ogni nuova casa che si rispetti, credo che il forno sia la cosa più difficile da azzeccare. Il mio nuovo è elettrico e non ventilato. Complice un lievito tutto italiano ho sfornato queste due teglie di pizza che volendo basterebbero per tutto il condominio, composto in totale da 4 persone. La ricetta è quasi inutile: basta un po' di farina bianca, un po' di semolino (perché quella di grano duro non l'ho ancora trovata), 2 cucchiaini di zucchero, 2 di sale, una bustina del vostro lievito preferito, un po' di pelati tagliati a pezzettini, olio, origano, tonno o acciughe per guarnire. Questo è quello che avevo in casa, questo è quello che ho usato. Direi che il forno funziona alla grande. Ben ritrovati a tutti!
English please: Tomatoes and Tuna Pizza
Ingredients
- 250gr white flour
- 250gr semolina flour
- 1 Tbsp yeast
- 2 tsp sugar
- 2 tsp salt
- 1 can chopped tomatoes
- oregano
- olive oil
- 1 can tuna or a few fillets of anchovies
Prepare the dough by mixing the flour, yeast, sugar and salt all together. Slowly add water and star mixing with your hands. Work it for at least 10 minutes until you get a soft dough. Put it in a big bowl, cover with a damp cloth and put in the oven for 2 hours, previously warmed at 50 C. When the dough has doubles its size, remove it from the oven, lay on the oven tin and garnish with the tomatoes, oregano, drizzle of olive oil, bit of salt and finish off with tuna or anchovies. Bake at 250 C for 20 minutes or less, it depends on your oven.
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Published
Blikki - Feb/Mar 2013
















